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Lettera del Vescovo per l’Anno Pastorale

2018lug23

Ai Fratelli Presbiteri e Diaconi
Alle Sorelle e Fratelli Consacrati
Alle Operatrici e Operatori Pastorali
Alla Consulta delle Aggregazioni laicali
Ai Membri dei Consigli Pastorali parrocchiali, zonali e diocesano

Cari Fratelli, care Sorelle,

La gioia del Signore sia la nostra forza!”.

Mi piace aprire la presente – che vi segnala alcuni brevi orientamenti per il cammino diocesano del prossimo anno pastorale 2018-’19 – con il saluto squillante, che sigla l’assemblea eucaristica ed è preso di peso dal libro di Neemia (8,5). In effetti abbiamo sete di gioia in un tempo di bruciante arsura per le “passioni tristi” che ci affliggono. E abbiamo anche sete di forza e di audacia evangelica per non affondare nelle sabbie mobili di una vita incolore e insapore. Vogliamo piuttosto una esistenza segnata dal sereno equilibrio cristiano. Che non si raggiunge se non ci si sbilancia oltre, andando al di là del si è sempre fatto così, con qualche scelta coraggiosa ed eccedente. “Solo l’eccesso salva” (C.M. Martini).

            Permettetemi inoltre di condividere una premessa imprescindibile: “pastorale” è un aggettivo che non si può contrapporre a “missionario”. Siamo ormai consapevoli che o la pastorale è missionaria o semplicemente non è pastorale. Ma la Chiesa non è padrona della missione. L’opera missionaria è opera del bel Pastore, perché solo Lui può toccare i cuori. Il vero protagonista della missione è lo Spirito del Risorto. La missione non viene da una Chiesa autoreferenziale, autosufficiente, fondata su se stessa, sui suoi piani geometrici, su lambiccate strategie ‘pastorali’ disegnate a tavolino. Una Chiesa che al mondo racconta se stessa e le sue mirabolanti imprese. Finendo per assomigliare alle pur importanti organizzazioni di aiuto umanitario. Recentemente, parlando alle Pontificie Opere Missionarie, il Papa ha parlato a taglio netto: “Noi non abbiamo un prodotto da vendere, ma una vita da comunicare. E’ lo Spirito Santo che porta avanti la Chiesa, non noi!”.

Passo ora a declinare un quadrinomio, che accende quattro luci di posizione sul nostro cammino per il prossimo anno pastorale.

La prima parola-luce è santità. Ce l’ha rimessa in cuore Francesco di Roma con la sua incoraggiante esortazione apostolica “Rallegratevi ed esultate” (= RE). E’ la santità della porta accanto. Il santo non è staccato dalla crosta terrestre. Non vive una vita incontaminata, senza imperfezioni, senza limiti e difetti, al riparo di incidenti e ruzzoloni. E’ però una vita trasfigurata dal Vangelo, che, altrimenti, senza quella luce risulterebbe penosamente sfigurata. Pertanto il testo-base di riferimento per il prossimo anno pastorale non potrà che essere la “Rallegratevi ed esultate”, che ho pensato di accompagnare con la Lettera Pastorale “Vi annuncio una grande gioia – Tutti chiamati alla santità”, in cui cerco di incrociare il tema della gioia – tipico del vangelo del prossimo anno C, secondo Luca – con il tema centrale della santità, secondo Francesco.

La seconda parola-luce è felicità. E’ una parola invitante, se viene presa secondo l’accezione evangelica, ma pesantemente ambigua secondo una corrente vulgata mondana. Infatti per Gesù la felicità abita in via della croce. “La felicità è paradossale e ci regala le migliori esperienze quando accettiamo quella logica misteriosa che non è di questo mondo” (RE n. 174). E’ la felicità delle beatitudini evangeliche. “La forza della testimonianza dei santi sta nel vivere le beatitudini e la regola di comportamento del giudizio finale. Sono poche parole, semplici, ma pratiche e valide per tutti, perché il cristianesimo è fatto soprattutto per essere praticato (RE n. 167).

La terza parola–luce è discernimento. Il Papa vi dedica un’attenzione specifica nella parte finale della sua esortazione (RE nn.166ss), e come sappiamo sarà il filo di raccordo nel prossimo sinodo, dedicato appunto a “La fede, i giovani e il discernimento vocazionale”. “Al giorno d’oggi l’attitudine al discernimento è diventata particolarmente necessaria”, scrive Francesco (RE n. 167). Ed esercizi spirituali e pastorali di discernimento ci serviranno in questo secondo anno dedicato specificamente ai giovani.

La quarta parola-luce è sinodalità. L’abbiamo vissuta e ripresa nell’Assemblea del giugno 2017. Non vogliamo ridurla a slogan pubblicitario o a pedante citazione retorica. Qui mi limito semplicemente a ricordare che essa fa rima non tanto con collaborazione, quanto piuttosto con corresponsabilità. Un luogo concreto in cui si richiede uno spirito e una prassi di vera ed efficace sinodalità è il Consiglio Pastorale. Per questo permettetemi di raccomandarvi il sussidio appena pubblicato allo scopo di assicurare la formazione dei membri e la vitalità di questo strumento necessario per il discernimento comunitario. Con l’auspicio che nessuna parrocchia o zona pastorale se ne voglia privare.

Carissimi tutti, vi ringrazio per l’attenzione.

Vi saluto con cuore di padre. Vi benedico con affetto di fratello e amico

+ Francesco Lambiasi

 

Rimini 20 luglio.2018

(23 luglio 2018)