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Il lavoro (non) c’è

2016giu24

Intervento del Vescovo per il Convegno sul Fondo per il Lavoro

Il lavoro ci lega al futuro degli altri e del mondo. L’inserimento nel lavoro è uno dei passaggi rilevanti della vita, che segna in modo decisivo la giovinezza. Non è solo questione di autonomia economica, perché trovare lavoro assume anche altri significati: esprimere capacità di cui ci si sente competenti, accrescere il proprio bagaglio di esperienze; provare a modificare la realtà attorno a sé.

Sappiamo però quanto drammatica e amara sia la situazione oggi in Italia, con il 37,9% di disoccupazione di giovani fino ai 25 anni, a fronte del 22% di giovani disoccupati in Europa. Ricevendo i referenti del Progetto Policoro – iniziativa per il lavoro giovanile nata vent’anni fa come frutto del Convegno ecclesiale nazionale di Palermo – papa Francesco ha dichiarato: “Quanti giovani oggi sono vittime della disoccupazione! E quando non c’è lavoro, rischia la dignità, perché la mancanza di lavoro non solo non ti permette di portare il pane a casa, ma non ti fa sentire degno di guadagnarti la vita!”. “Voi – ha proseguito, rivolgendosi ai giovani – rappresentate certamente un segno concreto di speranza per tanti che non si sono rassegnati, ma hanno deciso di impegnarsi con coraggio per creare o migliorare le proprie possibilità lavorative”. “Il mio invito – ha ancora detto il Papa – è quello di continuare a promuovere iniziative di coinvolgimento giovanile in forma comunitaria e partecipata”. Di fronte a questa situazione – ha aggiunto – la Chiesa è chiamata a dare una testimonianza, a sostenere le nuove energie spese per il lavoro; a promuovere uno stile di creatività che ponga menti e braccia attorno a uno stesso tavolo”.

Il nostro Fondo per il lavoro si colloca nel contesto evocato da papa Francesco e vuol essere un segno piccolo, ma chiaro ed efficace, per dire a tutti che cancellare il (non) nel titolo-slogan di questo Convegno è più che una possibilità. E’ una realtà: Il lavoro (non) c’è.

A questo punto mi pare doveroso e mi è molto gradito ringraziare gli enti organizzatori del Convegno di stasera: Diocesi di Rimini, Ufficio Pastorale Sociale, Caritas Diocesana di Rimini, Associazione e Cooperativa Madonna della Carità, Progetto Policoro, Centro di Solidarietà, Compagnia delle Opere, ACLI, Fondazione Enaip e Associazione “Sergio Zavatta”. Ringrazio anche il Comune di Rimini per il patrocinio, nonché la Banca e la Fondazione Carim, per il contributo. Un cortese, cordiale ringraziamento lo vorrei rivolgere anche ai Garanti del Fondo: la Signora Prefetto di Rimini, Dott. Peg Strano Materia; la Signora Presidente del Tribunale di Rimini, Dott. Rossella Talia; il Professor Stefano Zamagni; Don Luigi Ricci; e il Coordinatore, Roberto Casadei-Menghi.

Dicevo poc’anzi che noi non avevamo e non abbiamo la pretesa di risolvere il problema. Ma ci sia consentita la legittima soddisfazione di aver posto un segno, sia pure piccolo e modesto, come piccoli e modesti sono sempre i semi di speranza. Del resto, noi cristiani non abbiamo più i segni del potere. Ma abbiamo il potere dei segni. Scriveva Dietrich Bonhoeffer: “Può darsi che domani spunti l’alba dell’ultimo giorno della storia: allora sospenderemo il lavoro per un futuro migliore. Altrimenti, prima, mai”.

Rimini, Castel Sismondo, 23 giugno 2016

            + Francesco Lambiasi

(24 giugno 2016)