Menu di servizio


Navigazione


E’ in gioco l’umano

2017mag13

Intervento del Vescovo alla Giornata del Medico e dell’Odontoiatra sul rapporto tra scienza ed etica

La situazione

Oggi la natura non è più considerata immutabile in se stessa, perché in ogni suo aspetto è manipolabile e modificabile dall’intervento tecnico. La tecnica a sua volta non è più in potere dell’uomo, perché i risultati che consegue non nascono da indicazioni umane, ma dagli esiti delle sue procedure.

L’etica della tecnoscienza risponde all’imperativo: si deve conoscere tutto ciò che si può conoscere e, quindi, si può fare tutto ciò che si può fare. Pertanto l’etica della tecnoscienza ha come obiettivo solo il suo auto potenziamento, come è evidente, ad esempio, nelle ricerche sul potenziamento delle armi atomiche, anche se ne disponiamo abbastanza per distruggere la terra almeno diecimila volte. Mentre l’etica antropologica ha in vista il miglioramento delle condizioni umane.

Il contrasto tra etica e tecnica non è solo un dato di fatto, ma è un contrasto di principio. Infatti la tecnica non è più uno strumento nelle mani dell’uomo, ma è diventata il vero soggetto della storia, e come tale esprime non più il potere dell’uomo sulla natura, ma il potere della tecnica sull’uomo e sulla natura. Finita l’epoca in cui, per insufficienza tecnica, la natura veniva pensata come immutabile; finita l’epoca in cui l’uomo poteva concepire la tecnica come mezzo per agevolare il suo dominio sulla natura, oggi siamo nell’epoca in cui in cui la tecnica guarda sia l’uomo sia la natura come semplice materia su cui compiere la sua sperimentazione. E se i risultati che la tecnica è in grado di conseguire coincidono con gli interessi economici sembra non ci sia etica in grado di fermare questa collusione, dal momento che non pare che il mondo sia governato da altri valori che non siano quelli del denaro che la tecnica concorre a potenziare.

Si rende quindi necessario un orientamento etico.

Le domande

Di pari passo con il progredire della ricerca fioriscono speranze, ma anche paure: impiantare un numero crescente di cellule dell’uomo negli animali non comporta il rischio di dare vita a ‘chimere’ capaci di reagire e comportarsi come esseri umani? esiste, anche al di là dei convincimenti religiosi, un limite oltre il quale la sperimentazione sugli embrioni va sospesa? si può aprire la strada alla cosiddetta medicina rigenerativa senza vivere nell’incubo della clonazione dell’essere umano? se le cellule staminali diventeranno il motore di vere e proprie fabbriche di organi di ricambio per i nostri corpi malati o invecchiati, fino a che punto sarà lecito nello spingersi nello sfidare la ‘mortalità’ dell’essere umano? la vita non rischia di essere integralmente trasformata in capitale e in merce, ovvero in fonte di profitto e oggetto di scambio? Negli USA, per esempio, la terapia genica fa parte della nuova economia ed è quotata in borsa.

I criteri di discernimento

L’orientamento etico di fondo è stato chiaramente e sinteticamente espresso da Giovanni Paolo II: “Tutto ciò che è tecnicamente possibile non è per ciò stesso moralmente ammissibile” (Donum vitae, 4). Questo orientamento etico di fondo si traduce in una serie di principi che costituiscono la base di un umanesimo che possiamo definire universale, perché promosso indistintamente da tutti gli uomini di buona volontà, credenti e non credenti.

Essi corrispondono in concreto alla convinzione che l’uomo è più grande delle sue descrizioni; che la conoscenza scientifica della natura biologica dell’uomo non è in grado di cogliere tutto il dinamismo spirituale e morale della libertà umana;che se tutto è concesso all’uso della scienza per l’uomo, non tutto è concesso all’uso dell’uomo per la scienza; che la scienza risponde ai tradizionali principi galileiani della ricerca della verità, della riproducibilità, dell’universalità, mentre la tecnologia risponde al mercato e ai consumi; che la scienza presiede al sapere e al pensare, mentre la tecnica presiede al fare; che la scienza ha un’attenzione umanistica e promuove un agire in vista dei fini, mentre la tecnologia è solo un fare senza scopi, è solo un produrre dei mezzi.

Due aforismi possono aiutare a trattenere il centro di questo messaggio. “Dove c’è amore per l’umanità, là vi è amore per l’arte (medica)” (Ippocrate). “Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi” (Saint-Exupéry).

E’ in gioco l’umano. Una scienza senza etica sarebbe una ragione senza cuore. Un’etica senza scienza sarebbe un cuore senza ragione.

Rimini, Grand Hotel, 13 maggio 2017

(13 maggio 2017)