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Progetto sulla formazione permanente

1. Premessa

La proposta nasce dall’esigenza di ripensare più attentamente alcuni aspetti della formazione teologica e pastorale nella Chiesa particolare, tenendo conto delle nuove sfide per l’evangelizzazione, soprattutto a livello antropologico e culturale.

La proposta qui formulata non può prescindere dalle risorse già esistenti, degli ambiti specifici che la Diocesi da tempo ha predisposto, qualificato e perfezionato nel corso degli anni: si pensi all’Istituto Superiore di Scienze Religiose, ai gruppi di formazione istituiti dagli Uffici Pastorali e dalle Aggregazioni laicali, ai Centri di Ascolto, ma anche al progetto messo in atto negli ultimi quindici anni con il Corso per Operatori Pastorali.

L’attuale contesto culturale, caratterizzato da uno scarso livello di conoscenze teologiche e religiose, unitamente alla crescente complessità delle situazioni globali, all’interazione dei diversi saperi, alla rapida crescita di una società multiculturale e multireligiosa, ma anche alla diffusa tendenza al relativismo e all’indifferenza, impone una rinnovata consapevolezza dell’annuncio cristiano. Di fronte a queste sfide la Chiesa è sollecitata a ripensare le forme originarie dell’Annuncio, del dialogo e della testimonianza. Occorre mettere in atto un cammino di fede che sia anche cammino di ricerca e conoscenza, una vera esperienza educativa attenta ai significati ultimi, una “fede pensata” al servizio dell’Annuncio e di un fecondo incontro tra la fede e la cultura nel nostro tempo.

I più recenti documenti del Magistero della Chiesa italiana ci invitano ad intraprendere risolutamente una «vigorosa scelta formativa dei cristiani (…) una fede adulta e “pensata”, capace di tenere insieme i vari aspetti della vita, facendo unità di tutto in Cristo». Questa prospettiva implica una vera e propria “conversione culturale” delle nostre comunità, affinché il «Vangelo sia incarnato nel nostro tempo per ispirare la cultura e aprirla all’accoglienza integrale di tutto ciò che è autenticamente umano» (Comunicare il vangelo in un mondo che cambia, 50).

 

2. La formazione  per una pastorale integrata

Nella vita ordinaria della Chiesa differenti sono le forme di apostolato e di annuncio, diversi i servizi e i ministeri particolari, come pure differenziati sono i livelli di evangelizzazione e di responsabilità nel servizio che coinvolgono i fedeli laici. La strada indicata a proposito è quella dell’integrazione pastorale fra i diversi soggetti ecclesiali, vale a dire di una pastorale sempre più “integrata”, che presuppone un’autentica “spiritualità di comunione”. Impegnarsi in questa prospettiva testimoniale e di corresponsabilità significa anzitutto valorizzare la vocazione laicale in vista di un’autentica animazione cristiana della società. Ma «perché ciò avvenga dobbiamo operare per una complessiva crescita spirituale e intellettuale, pastorale e sociale, frutto di una nuova stagione formativa per i laici e con i laici, che porti alla maturazione di una piena coscienza ecclesiale e abiliti a un’efficace testimonianza nel mondo» («Rigenerati per una speranza viva» (1Pt 1,3): Testimoni del grande “sì” di Dio all’uomo, 26).

 

3. Itinerari diocesani di Formazione Permanente:

una proposta articolata per diversi destinatari

a. L’esperienza ecclesiale quotidiana

Anzitutto è opportuno ribadire che il primo, originario e fondamentale ambito di formazione è quello che scaturisce dalla Tradizione viva della Chiesa, dalla viva esperienza ecclesiale; dal’ordinarietà della sua vita liturgica e sacramentale, dalla meditazione comunitaria della Parola, dalla comunione comunitaria. Ogni esperienza di incontro comunitario è concreta opportunità di formazione interiore, di crescita spirituale e culturale. Si tratta qui di riscoprire la formazione a partire dal senso di una cultura in grado di dare forma ad una propria identità.

Ogni comunità ecclesiale ha in sé questo straordinario potenziale formativo e culturale che esige soltanto di essere riscoperto, potenziato, affinato e tradotto in modalità concreta di relazione ecclesiale in grado di ricucire quel rapporto vitale con il Vangelo.

b. Formazione di base per collaboratori dell’attività pastorale

I destinatari della seguente proposta sono tutti quegli operatori che si affacciano al servizio pastorale dopo aver maturato, anche se solo inizialmente, una coscienza del loro essere cristiani e la disponibilità generosa ad un servizio pastorale. Ciò che li caratterizza è la fase iniziale dell’impegno e, di conseguenza, la mancanza di una scelta “vocazionale” stabile riguardo al servizio pastorale. Per questo motivo tale percorso formativo può essere pensato come iniziale, indirizzando successivamente alla Scuola Diocesana per Operatori Pastorali.

Obiettivi della formazione di base

– Sostenere e motivare quei collaboratori del mondo ecclesiale che si inseriscono in un determinato servizio pastorale.

– Trasmettere quel minimo di competenze che li possano sostenere nel servizio a cui sono stati chiamati.

– Conoscere i testi fondamentali di riferimento per il servizio pastorale in cui vengono coinvolti.

– Acquisire lo stile ecclesiale del servizio pastorale.

Modalità di organizzazione del corso di base

La proposta del corso di base per collaboratori dell’attività pastorale è ispirata al principio della sussidiarietà. Gli uffici proporranno alcune schede o un sussidio che potrebbe essere ben utilizzato nelle parrocchie più grandi da un formatore in contatto con l’ufficio o dal parroco; nelle zone pastorali o nei vicariati, da un incaricato di zona.

 

c. La formazione degli operatori pastorali

Questa proposta formativa intende non solo preparare operatori in grado di utilizzare consapevolmente e criticamente le strumentazioni pastorali, ma anche offrire un buon livello intermedio di formazione e l’opportunità per un più saldo legame con gli Uffici pastorali, rispondendo così alle concrete necessità della Diocesi. È indispensabile che questi operatori pastorali, ai quali viene affidato un servizio ecclesiale e ministeriale di rilievo siano sollecitati a svolgere percorsi mirati di formazione pastorale che li abiliti e li sostenga nel loro servizio.

L’attenzione prioritaria di questa proposta formativa è rivolta soprattutto alla presa di coscienza di alcune dimensioni fondamentali della fede cristiana, chiamate in causa dalla situazione culturale e sociale contemporanea.

Questa Scuola Diocesana per Operatori Pastorali presenta una proposta di formazione biennale (vedi più avanti la struttura concreta della proposta).

 

d. La formazione teologica e la cultura religiosa

Un quarto livello della proposta formativa si rivolge infine a coloro ai quali la comunità ecclesiale ha affidato (o intende affidare) particolari servizi ministeriali, il diaconato, l’insegnamento della religione cattolica, la formazione qualificata in ordine ai diversi settori primari dell’evangelizzazione (la Sacra Scrittura, la catechesi, la liturgia, …). In senso più generale la proposta si estende alle diverse forme di “professionalità” al servizio della vita ecclesiale e dell’animazione cristiana della società (le comunicazioni sociali, l’animazione culturale, l’arte sacra e i beni culturali, le mediazioni interculturali, i diversi ambiti educativi, ecc…). La proposta di una puntuale qualificazione teologica e di un’accurata competenza nelle scienze religiose si rivolge soprattutto a coloro che rivestono (in ambito vicariale o parrocchiale) ruoli di formatori, di referenti o responsabili in questi diversi settori della vita pastorale. Queste persone svolgono un servizio importante e sono i primi e diretti collaboratori dei presbiteri nell’ambito pastorale di competenza. Sono loro che tengono i contatti con la Diocesi e si fanno promotori di iniziative di raccordo nelle zone pastorali. A queste persone viene richiesto un livello di formazione approfondito che corrisponde attualmente con il Corso di laurea triennale dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Alberto Marvelli” (cf. Annuario ISSR).

SDOP2011- Presentazione e notizie tecniche

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