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Per un lavoro umano e umanizzante

2022mag2

Intervento del Vescovo alla Veglia di preghiera per il lavoro

Care Sorelle, cari Fratelli tutti,

viviamo una stagione complessa, segnata ancora dagli effetti della pandemia e dalla devastante guerra in Ucraina, in cui il lavoro continua a preoccupare la società civile e le famiglie, e impegna ad un discernimento che si traduca in proposte di solidarietà e di tutela delle situazioni di maggiore precarietà. Gesù, il “figlio del falegname”, il Crocifisso-Risorto oggi ci rinnova la consegna un ”vangelo del lavoro”, che possiamo tentare di condensare nei seguenti sintetici, sostanziosi passaggi.

  1. Noi cristiani crediamo che il lavoro non sia affatto un castigo, ma un compito. In effetti il lavoro viene prima del peccato delle origini. E’ una volontà di Dio, il quale potrebbe fare tutto da sé solo, ma non vuole fare niente solo da sé. Il lavoro è la risposta dell’uomo pro-creatore all’incarico che gli viene affidato dal Creatore. Pertanto il lavoro è una dimensione costitutiva della persona, come la sessualità e la socialità (Genesi 1,27-28). E’ una caratteristica propria dell’esistenza umana, non una inesorabile condanna né una spietata espiazione.
  2. Noi cristiani crediamo che Il lavoro non blocchi l’uomo in una condizione di miserabile inferiorità, come avveniva nel mondo greco antico, dove il lavoro manuale veniva disprezzato e lasciato agli schiavi e alle schiave. Se la Bibbia non esita ad attribuire a Dio il volto dell’agricoltore, del vasaio, del pastore, non è esagerato affermare che lavorare, anche manualmente, è da considerarsi verbo divino, o per lo meno, divino-umano, dal momento che anche “Gesù ha lavorato con mani d’uomo” (GS 22).
  3. Noi cristiani crediamo che il lavoro – secondo la Genesi – sia stato affidato all’uomo e alla donna per “soggiogare la terra e dominare sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo”, ma per la Parola di Dio dominare non è schiavizzare, e soggiogare non è saccheggiare.
  4. Noi cristiani crediamo che il lavoro, dopo il peccato delle origini, rimanga una realtà ambivalente. E’ dono, ma anche fatica. E’ benedizione, ma può tramutarsi anche in tentazione, se non si permette al lavoratore di restare soggetto libero, sempre signore e mai schiavo, uomo integralmente umano e mai ridotto a forza-lavoro.
  5. Noi cristiani crediamo che non si vive per lavorare, ma si lavora per vivere. Persona e lavoro sono due parole che o insieme stanno o insieme cadono. Perché il lavoro senza la persona finisce per diventare disumano e smarrisce se stesso. E la persona senza lavoro rimane purtroppo solo un numero, un povero individuo non sbocciato e pienamente fiorito.
  6. Noi cristiani crediamo che sia umano un lavoro che non si riduca mai a un mero “tirare a campare”, ma venga svolto per vivere una vita degna di questo nome. Il lavoro è umano quando non è dominato dall’ansia di produrre, dalla smania del profitto e dall’avidità di possedere, che accecano il cuore e portano a sfruttare i più deboli. A volte può verificarsi, per il singolo, il dovere di rifiutare un lavoro disumanizzante, anche se questo si traduce immediatamente in svantaggio economico. Al lavoro disumano e degradante si deve obiettare in coscienza.
  7. Noi cristiani crediamo che il lavoro debba essere libero, dal quale siano bandite tutte le forme di schiavitù, di illegalità e di sfruttamento. E per il quale ogni persona sia messa nelle condizioni di poter dare il meglio di sé senza essere schiacciata dalla burocrazia e dalle procedure. L’uomo non può mai essere ridotto a puro strumento di produzione.
  8. Noi cristiani crediamo che il lavoro debba essere creativo. Occasione per permettere a ciascuno di esprimere la propria umanità, dentro una idea di innovazione che non è riducibile al solo aspetto produttivo. Purtroppo la logica illogica e spietata del profitto invade anche il tempo libero e soffoca la creatività personale.
  9. Noi cristiani crediamo che il lavoro debba essere partecipativo, nella consapevolezza che non c’è economia che possa prescindere dal contributo della persona umana. Il lavoro è per l’uomo, non l’uomo per il lavoro. L’uomo non vale per quello che produce o possiede o consuma. Non vale per quello che ha, ma per quello che è.
  10. Noi cristiani crediamo che il lavoro debba essere solidale, senza mai dimenticare che la prima forma di solidarietà è tra chi lavora e chi non lavora. Inoltre ogni discriminazione tra uomo e donna in fatto di diritto al lavoro è ingiusta. Si deve anche rimuovere ogni forma di discriminazione nei confronti dei lavoratori stranieri. Ugualmente le persone disabili hanno diritto a un lavoro proporzionato alle loro forze e capacità. La disoccupazione non può mai essere in nessuna maniera giustificata. Costituisce una ingiustizia, un dramma sociale, psicologico e morale.

Tutti i punti precedenti, qui sinteticamente sfiorati, si concretizzano in una cultura della cura oggi particolarmente necessaria ed efficace per contrastare il triste fenomeno del sacrificio di vite umane, stroncate sul posto di lavoro. Lo scenario che abbiamo davanti è drammatico: nel 2021 sono stati 1121, mentre nei primi tre mesi del 2022 sono gà 189 cui si aggiungono quelli ‘ignoti’ perché avvenuti nelle pieghe del lavoro in nero.

Venerdì 29 aprile 2022- Chiesa parrocchiale S. Maria a mare

+Francesco Lambiasi

 

(2 maggio 2022)