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L’imparagonabile fortuna. L’essere stati incontrati da Cristo

2013dic16

Omelia tenuta dal Vescovo nella santa Messa per le Aggregazioni Laicali

Racconta un apologo rabbinico che un giorno due discepoli si precipitarono trafelati in casa del loro maestro, recando la strabiliante notizia: “Rabbì, è arrivato il Messia”. Il Maestro andò alla finestra e si affacciò sulla piazzetta sottostante, ma subito, desolato, si rivolse ai discepoli: “Vi siete sbagliati. Guardate bene: non è cambiato niente!”. Noi cristiani sono duemila Natali che diciamo che il Messia è venuto, ma ci dobbiamo onestamente domandare: “E cosa è cambiato?”. 

1. Ho sentito dire che il cristianesimo, nella storia, non ha mai funzionato perché, in fondo, non è stato mai applicato. Spiacente per un maestro come Chesterton – ma anche i grandi ‘maestri’ qualche ‘stecca’, se è vero che è la sua, se la fanno perdonare – mi permetto di dissentire da un’opinione tanto drastica quanto sommaria. Come si fa a dire che il cristianesimo non è stato mai applicato nella storia? e come si fa a pensare che dopo la nascita di Cristo, le cose hanno continuato ad andare come andavano prima? Si tengano presenti le varie ondate di riforma attuate, di volta in volta. nella storia della Chiesa: la riforma di Antonio Abate e dei padri del deserto, o quella di Benedetto da Norcia o di Francesco d’Assisi e compagni. Non si è forse trattato di effettivi ed efficaci esercizi di applicazione del cristianesimo? Venendo più vicino a noi, non si può dire la stessa cosa delle suore di Madre Teresa di Calcutta che rappresentano anch’esse un esemplare e convincente caso di applicazione del Vangelo? E come si fa a dire che prima del Concilio e dopo il Concilio la Chiesa e il mondo sono rimasti tali e quali? Voi stessi, fratelli e sorelle che mi ascoltate, e le associazioni o i movimenti che qui rappresentate, siete un test valido e affidabile che dimostra come la storia della nostra città e della nostra Diocesi sarebbe ben diversa senza il seme della testimonianza di nuova umanità che voi continuate a seminare nei solchi di questa terra.

         Tra i vari primati del Battista, c’è stato anche questo: lui, il primo ad indicare Gesù di Nazaret come il Messia, è stato anche il primo a dover affrontare il dubbio sulla sua reale messianicità. Giovanni aspettava uno più forte di lui, uno che riuscisse finalmente a vincere il male: nel buio, gelido carcere di Macheronte, in attesa del martirio, lo raggiunge la voce sconcertante delle “opere del Cristo”, che però non sono opere di giudizio e di condanna – come lui aveva predetto – ma di misericordia e di perdono. Giovanni aspettava un Altro: forte, potente, tremendo: aspettava Dio. Aspettava uno mandato dall’Onnipotente, che incenerisse il vecchio mondo marcio e decrepito di Erode e di Caifa, e creasse di colpo un nuovo mondo. Giovanni attendeva l’ora di un Messia che innalzasse il mondo all’altezza dell’Altissimo: Gesù è invece uno che discende dentro il mondo e ne fa la sua tenda.

         Povero Giovanni! rischia di finire la sua vita con la macina al collo di un dubbio atroce: è Gesù il Cristo o bisogna aspettarne un altro? Ma se Giovanni avanza dei dubbi su Gesù, Gesù però non nutre alcuna riserva su Giovanni. Anzi Gesù aiuta il Precursore a sciogliere ogni dubbio a suo riguardo, offrendogli i segni di riconoscimento della propria autenticità messianica. Ora il Battista è pronto a giocarsi la testa per quel Cristo che è Gesù: potrà così andare incontro alla feroce esecuzione dell’ingiusta condanna e finalmente morire in pace, perché il report inviatogli da Gesù è fatto di “fatti di vangelo”: sono sette segni, o meglio 6 + uno.

2. Il primo segno. I ciechi riacquistano la vista. E’ un segno che vale anche per voi, fratelli e sorelle “amati dal Signore”; un segno valido per tutti noi, suoi poveri discepoli. Eravamo ciechi, e ciechi al quadrato, perché non ci sono ciechi più ciechi di quelli che credono di vedere. Avevamo gli occhi annebbiati da una immagine deformata di Dio, o forse accecati da una supponente ideologia, o forse arrossati da un acerbo dolore. Ma poi abbiamo incontrato qualche amico che non giocava a fare il cristiano, ma lo faceva sul serio, e che ci vedeva bene, e ci ha accompagnati in una comunità cristiana, dove siamo stati guariti da cecità, miopie e glaucomi vari. Ci sono state applicate le ‘lenti a contatto’ della fede, che non sono mai deformanti ma sempre correttive. E abbiamo ripreso a vedere. E abbiamo visto Dio: nel volto di Gesù di Nazaret, abbiamo intravisto il Dio della misericordia, venuto non per essere servito, ma per servire; per essere non ammirato, ma seguito sui sentieri della verità e di una tangibile, toccante tenerezza. Un Dio che non vuole trattenere per sé la propria gloria, ma se ne priva per donarla a noi. Un Dio che vuole solo e sempre la nostra gioia, e non ce la toglie mai, se non per darcene “una più certa e più grande”. Nel battesimo ci erano stati trapiantati gli occhi di Gesù, ma poi la vita ci ha appannato la vista. Quando finalmente abbiamo trovato la luce di Gesù, insieme alla scoperta del Padre misericordioso, abbiamo riscoperto anche gli altri, e questi non erano più gli eterni rivali e i nostri spietati concorrenti, ma fratelli e sorelle con cui camminare insieme, senza più prenderci a calci, senza neanche più pestarci i piedi o comunque senza più perdonarci.

         Secondo segno. Gli zoppi camminano. Eri rimasto azzoppato da una lite scoppiata in famiglia, o ti sei ritrovato claudicante per la perdita del lavoro, o ferito e zoppicante per il tradimento di tua moglie o di tuo marito. Stavi sprofondando nelle sabbie mobili di una sconfortante depressione. Hai sentito vacillare tutte le fondamenta sulle quali avevi costruito le tue certezze. E se tutto fosse un’illusione? o fosse disperante miraggio e crudele autosuggestione? E’ possibile che un Signore tanto buono non avverta tutto il peso che mi è caduto addosso? Possibile che Lui non conosca il limite di sopportazione a tanto carico di dolore? Il mondo aveva perso i suoi colori. L’esistenza si era incupita. I giorni si trascinavano. Le notti erano interminabili. Allora in quel mare freddo e oscuro, un fratello o una sorella di comunità ti ha passato un legno a cui aggrapparti. Era il legno della croce. Quelle mani buone ti hanno aiutato ad aggrapparti a un legno tanto fragile quanto sicuro, e ti hanno fatto capire che resistervi o lasciarlo voleva dire naufragare. Una volta messo in salvo, ti è ritornata la forza e la voglia di riprendere il cammino, perché ti è stata restituita la certezza che non solo Dio è amore che si dona, ma che tu pure puoi diventare amore, proprio nei passaggi più incerti e pericolosi della vita.

         Terzo segno. I lebbrosi sono purificati. Quanti di noi nella vita, prima o poi, non vengono aggrediti dalla lebbra dell’egoismo, questo idolo seducente, vorace e spietato?! Un idolo, il tuo io, che promette mari e monti e tutti i regni della terra, se tu, prostrato, ti metti a strisciare pancia a terra per adorarlo. Un idolo che ti strega con una nenia dolciastra e fatale: “se sei bravo avrai successo, e se avrai successo sarai felice”. Così ci si lascia contaminare dal virus malefico, contagiatoci dal dio successo, dalla dea carriera, dal divo piacere, e la vita diventa un inferno. Chi ci può guarire da un morbo così deformante e sgradevole? Voi l’avete sperimentato: è Gesù, incontrato nella vostra realtà ecclesiale. Lui vi ha imposto le mani buone e tenere di fratelli e sorelle che vi hanno aiutato a guarire e a riprendere il cammino dentro la compagnia della Chiesa. E avete ricevuto anche voi il dono di disinfettare le piaghe altrui con l’olio della misericordia e il vino dell’amicizia.

         Quarto segno. I sordi odono. Voi avete incontrato gente che a forza di parlarsi addosso, non si sono date più il tempo di ascoltare il proprio cuore. A forza di gridare, avevano finito per non sentire più neanche la propria voce. Così non riuscivano più ad udire né il canto della stelle né il pianto dei poveri. Ma voi, non per vostro merito ma per pura grazia, avete parlato a quelle persone con la voce di un affetto caldo e sincero. Con il linguaggio del cuore avete comunicato il messaggio della parola di Dio, la sacra Scrittura, trasmessa e custodita nella Chiesa. Allora quei fratelli e sorelle hanno ripreso ad ascoltare la voce di Dio Padre, che dice sempre: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.

         Quinto segno. I morti risuscitano. Sì, voi avete visto la vostra vita risorgere. L’avete riletta come un lungo cammino sulla spiaggia del mare. Avete riconosciuto che le orme che accompagnavano le vostre, erano di Gesù che vi camminava affianco, mentre nei tratti che ne portavano impresse solo due, quelle orme appartenevano a lui, che nei momenti più bui e difficili della vita, vi portava in braccio. Voi avete imparato a leggere bene la vostra vita, come una vita scelta e preziosa agli occhi di Dio. E vi siete ritrovati non vagabondi smemorati, ma poveri mendicanti che grazie alla fede possono dire ad altri mendicanti – non credenti – dove insieme si può trovare da mangiare il pane della verità e dell’amore. E state aiutando anche gli altri a decodificare i piccoli trucchi che il misericordioso Padre di Gesù usa per farci arrendere alle sue irresistibili seduzioni. Avete incontrato e aiutate anche altri ad incontrare Gesù, persona squisita, che con i suoi giochi d’amore complotta instancabilmente alla felicità di noi, suoi indegni, ma ostinati seguaci.

         Sesto segno. Ai poveri è annunciato il vangelo. Sono sempre più numerose le comunità cristiane che sinceramente e generosamente sono attente alle povertà che le circonda. Tuttavia – questo è il punto – non si ha sempre l’impressione che sia avvenuto un vero cambiamento di mentalità, cioè un modo diverso di valutare la società, le scelte sociali e politiche, i rapporti fra il nord e il sud del mondo. Pronti ad aiutare i poveri in tutti i modi, questo sì, ma non disposti a cambiare il modo di guardare ai poveri con gli occhi di Cristo. E invece è proprio qui che si mostra la novità del Vangelo. Letto all’interno dell’evento-Cristo, l’impegno di carità – in tutte le sue forme – non appare come una semplice conseguenza morale che scaturisce dal Vangelo. Prima che imperativo morale, è un indicativo teologico. La scelta dei poveri appartiene all’ordine della rivelazione, non soltanto a quello della risposta dell’uomo alla rivelazione. Questo è vero se per Vangelo si intende non anzitutto come l’uomo deve porsi davanti a Dio, ma come Dio si pone davanti all’uomo. Aiutateci a renderci conto di come Dio guarda e ama l’uomo: questa è la bella notizia!

         Settimo e ultimo segno. Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo! Nei passati decenni abbiamo contemplato Dio come Verità, lo abbiamo annunciato come Amore. Ora è venuto il tempo di annunciare Dio come Umiltà. Non scandalizziamoci dell’umiltà di Dio. Questo noi faremo se la verità l’annunceremo con umiltà e se l’umiltà sarà il profumo della nostra carità.

         Permettetemi ora di concludere con un mosaico di versetti presi un po’ da Isaia e da san Giacomo, mentre i più vengono dalle ultime righe della Prima lettera ai Tessalonicesi, il primo documento scritto del Nuovo Testamento.

“Vi preghiamo, fratelli, di avere riguardo per quelli che faticano tra voi, che vi fanno da guida nel Signore. Trattateli con molto rispetto e amore, a motivo del loro lavoro. Vivete in pace tra voi. Fate coraggio a chi è scoraggiato, sostenete chi è debole, siate magnanimi con tutti. Badate che nessuno renda male per male ad   alcuno, ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri. Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Il Dio della pace vi santifichi   interamente, e tutta la vostra persona,        spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo”.

Rimini, Basilica Cattedrale, 15 dicembre 2013

+ Francesco Lambiasi

(16 dicembre 2013)