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Lettera del Vescovo per l’inizio Anno Scolastico

2014set12

Carissimi,
anche quest’anno non voglio mancare all’appuntamento con voi in occasione della riapertura delle scuole dopo le vacanze estive. Da quando sono a Rimini, è un momento che mi riempie di gioia e di trepidazione.

Gli stessi sentimenti che provate voi ogni volta che inizia qualcosa di nuovo e soprattutto nel prendere in mano la vostra vita per farne un capolavoro, come diceva Giovanni Paolo II ai vostri coetanei.
A proposito di giovani e di santità, il mio pensiero va subito al giovane riminese Alberto Marvelli, che proprio papa Wojtyla proclamò ‘beato’ dieci anni fa a Loreto, nei primi giorni di settembre. Di lui certamente avete sentito parlare e ancora ne sentirete: visto il lieto anniversario, a lui infatti riserveremo, nei prossimi mesi, un’ampia serie di proposte e iniziative speciali.
È passato molto tempo da quando, negli anni Trenta, Alberto frequentava il Liceo classico della nostra città. Lo si poteva vedere sfrecciare in bicicletta, diretto a scuola, insieme ai fratelli e a un paio di amici. Anche lui, qualche volta, ha rischiato di far tardi alle lezioni. I primi due anni fu perfino rimandato in latino; all’esame di maturità però fu tra i pochi promossi a giugno. Dicono inoltre i suoi biografi che suggerisse ai più deboli e passasse volentieri le traduzioni, aggiungendo comunque un invito: “Non copiarla! Confrontala dopo aver tradotto anche tu”.
C’è una riflessione di Alberto che trovo particolarmente indicata per questo inizio di anno scolastico. Si trova in uno dei suoi quaderni, là dove indica le tre finalità dell’esperienza studentesca. La prima è crescere nell’intelligenza, “per vedere sempre senza illusioni la verità”. In secondo luogo, lo studio serve “a formarsi nella volontà, per volere sempre quello che è il vero bene”. E infine, aggiunge, a scuola si impara anche “a formarsi nel cuore per amare ciò che merita di essere amato”.
Troppo difficile? Credo che sarete voi stessi a mostrare il contrario. Mi è già capitato di ascoltare i vostri racconti di come la soddisfazione più grande sui banchi di scuola non siano i voti alti, ma essere riconosciuti come persone, stimolati e valorizzati ben oltre i numeri e le prove strutturate. Questo però dipende in grande misura anche da voi: da quanto investite della vostra intelligenza, della vostra volontà e del vostro cuore nelle relazioni umane che costituiscono la scuola, nella curiosità e nel mettersi in gioco con serietà, nell’insaziabile sete di autenticità e di fiducia.
In questo cammino, spesso accidentato, Alberto può darvi un altro utile suggerimento. Aveva un’arma preziosa a sua disposizione: l’amicizia. Sapeva offrirla e riceverla, e per questo non era mai solo. Parliamo di un dono raro ma non impossibile, basato sul rispetto e sulla sincerità, ma anche sulla comprensione e il perdono. Gli amici scherzano e si divertono insieme, certo. Ma sanno anche ascoltarsi e invertire quella corrente di spietata competizione in cui ci immerge un clima molto diffuso. È così che si impara gradualmente ad amare: sviluppando un’attenzione verso se stessi e verso gli altri capace di uscire da tutto ciò che chiude gli orizzonti e abbassa gli obiettivi.
Anche ai vostri insegnanti, Alberto Marvelli ha qualcosa da dire. Sia come studente che come giovane professore alla Scuola tecnica industriale “Leon Battista Alberti”. Basta ricordare una sola caratteristica del suo metodo: gli piaceva educare i ragazzi al dialogo tra loro, nel confronto civile e nella responsabilità comune davanti ai problemi che sorgevano.
La sto facendo lunga, lo so. Per questo, riassumo tutti i miei pensieri nell’augurio di affrontare il nuovo anno scolastico avendo sempre gli occhi aperti sulla verità delle cose; la volontà di riconoscere ciò che è bene, anche quando costa; il cuore pronto a imparare le lezioni più preziose, quelle che nascono dall’amore.

Vi rinnovo stima e simpatia, e vi saluto con grande affetto.

+ Francesco Lambiasi

(12 settembre 2014)