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Lettera del Vescovo agli studenti per l’inizio dell’anno scolastico

2015set14

Cari amici,

è diventato per me un appuntamento gradito inviarvi un cordiale saluto e un augurio sincero, per la ripresa delle attività scolastiche. E l’augurio è che sia per tutti voi un anno ricco di “piacere”.

Immagino che qualcuno di voi potrebbe sorridere all’accostamento appena segnalato, tra avvio della scuola e piacere. In fondo, la nostra è scuola dell’obbligo, e il fiore del piacere non pare che spunti nel recinto spinato degli impegni e dei doveri. Del resto, potrebbe quel lungo stare sui libri, a scuola e poi a casa, quell’ascoltare i professori, quel fare ricerche in internet, quell’eseguire un compito o l’altro, quel preparare un’interrogazione o sostenere una verifica, potrebbe davvero diventare un piacere? Qualcosa che ci farebbe sentire distesi, riconciliati con la vita e pienamente appagati?

Eppure, a sentire una delle vette del pensiero umano, Agostino di Ippona, se quell’accostamento – mi permetto di ripetere, tra studio e piacere – non si realizza, non si realizza neppure alcuna autentica esperienza di ricerca, di riflessione e di dialogo costruttivo. Con eleganza e brevità Agostino ha affermato che “nutre l’anima solo ciò che la rallegra“. Potremmo dire che nutre, arricchisce, feconda il cuore solo ciò che piace, ciò che fa vibrare di tenerezza le nostre corde più profonde. Piace e dà gioia la conquista che ci scuote con il brivido della scoperta, che ci costringe ad uscire da ciò che conosciamo già, che sembra facile e rassicurante, e alla lunga ci imprigiona… Se pertanto quello scolastico, come del resto ogni altro tipo di studio, ha l’ambizione di diventare fruttuoso e nutriente, allora sarà necessario che ci rallegri: che ci regali piacere. Per dirla più semplicemente: studiare senza piacere è come studiare musica o frequentare danza senza passione o è come affrontare un allenamento sportivo senza grinta.

Perciò il mio augurio è che possiate vivere una esperienza avvincente nell’anno che vi apprestate ad iniziare. Anche perché, quando lo studio non diventa un piacere, difficilmente si metabolizza in nutrimento: ogni nozione che non si ‘impasta’ con la vita, diventa qualcosa che si può dimenticare senza rimpianto. Certo, la scuola si trova oggi ad intercettare una sfida molto ardua, che riguarda la sua stessa identità e i suoi obiettivi. Essa, infatti, ha il compito di trasmettere il patrimonio culturale elaborato nel passato, aiutare a leggere il presente, far acquisire le competenze per costruire il futuro, concorrere, mediante lo studio e la formazione di una coscienza critica, alla formazione del cittadino che cerchi prima di tutto la crescita del bene comune. Per questo non basta dare istruzioni sul “come fare”; occorre aiutare nella ricerca del senso della vita e nella formazione del “chi essere”.

Mi pare, però, di leggervi negli occhi una domanda intrigante: ma come sarà concretamente possibile mettere insieme studio e piacere? La mia risposta è che tale combinazione si possa realizzare, nella misura in cui lo studio personale cerca di non lasciarsi sfuggire la grande opportunità che la scuola sempre si propone: quella di favorire un circolo virtuoso tra cultura e vita.

In effetti la scuola è l’occasione perché ciascuno di noi possa trovare le parole giuste per dare voce al proprio cuore e imparare le istruzioni per l’uso per attraversare il futuro. Scriveva Albert Einstein, che la scuola rappresenta “l’opportunità di imparare a conoscere l’influenza liberatoria della bellezza per la tua stessa gioia e per fare bene la tua parte nella società di cui fai parte”. Il luogo in cui scoprire l’influenza della bellezza! Non il luogo del prevedibile susseguirsi di ore e giorni pervasi di noia e soffocante senso del dovere. La scuola è la possibilità di costruire più armonicamente giorno dopo giorno quel ‘navigatore’ che ci guiderà nel corso dell’esistenza. E’ l’opportunità per guardare più intensamente la vita e i suoi infiniti collegamenti. E’ il luogo per diventare sempre di più familiari di questo universo. Per trovare un proprio modo di essere al mondo, e il proprio posto all’interno di esso.

Amici, non sprecate questa occasione. Non contentatevi di poco: puntate alto. Più lo vivrete con intensità, più lo studio diventerà un piacere, e così diventerà pure alimento sostanzioso e appetibile per la vostra mente, affamata di verità. Si tradurrà in energia ad alta tensione per il vostro cuore, assetato di assoluto. E in grinta gagliarda per tutto il vostro viaggio nella vita. Vi auguro che nella vostra scuola voi vi sentiate e veniate interpretati non “come dei recipienti da riempire, ma come dei fuochi da accendere”.

Buon anno, allora! Vi ringrazio per l’ascolto e vi saluto con tanto affetto

Rimini, 15 settembre 2015

+ Francesco Lambiasi

(14 settembre 2015)