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Lettera a don Carròn

2015dic11

Assisi,3 dicembre 2015

Carissimo Don Carròn,

riceva un cordiale benvenuto nella nostra Diocesi, in occasione della presentazione del suo libro, La bellezza disarmata, nel quale ci offre una sintesi matura del percorso decennale da lei seguito come Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione. E’ un percorso di riflessione – quello che ci disegna con acume di pensiero e con appassionata vibrazione del cuore – tracciato lungo il solco del carisma del servo di Dio, il compianto Don Luigi Giussani.

Non potendo essere fisicamente presente a causa di un precedente, indifferibile impegno con il presbiterio diocesano, mentre apprezzo il significato e il valore dell’importante iniziativa, mi è gradito condensare in questo veloce messaggio un mio modesto parere circa quello che a me sembra come il nucleo incandescente della sua pubblicazione, e che vedo racchiuso nel titolo, scolpito in copertina con sorprendente originalità: La bellezza disarmata. Mi domando: non viene indicato in questa espressione il sogno che ogni figlio d’Eva si sente bruciare in cuore? Se è vero che noi nasciamo con un costitutivo, ardente anelito al compimento (Don Giussani), se appena ci risvegliamo alla soglia della coscienza ci ritroviamo feriti da un insopprimibile bisogno di andare sempre “più in là” (Montale), se insomma il nostro cuore è un crepaccio assetato di In-finito (Kierkegaard), può qualcosa che sia meno di una Bellezza assoluta e incontaminata realizzare il nostro sogno di superarci e saziare il nostro bisogno di trascenderci? Ma una Bellezza che sia attraente e liberante può non essere realmente disarmata? Sì, il nostro cuore è inquieto finché non riposi nell’incontro con quel Volto e non intercetti quello sguardo che finalmente seduca ma non inganni, affascini ma non abbagli, che ci si proponga senza imporsi e ci rapisca senza alienarci. E chi più di Cristo rappresenta l’icona perfetta di questa Bellezza innocente e umilmente, tenacemente disarmata? A questo punto resta l’ultimo passo: riconoscere che solo l’esistenza di una persona trasfigurata dalla fede cristiana e rigenerata dall’incontro con il più bello tra i figli dell’uomo diventa capace di mostrare quanto sia vero che “chi segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa lui pure più uomo” (Gaudium et spes 41).

Caro Don Carròn, grazie per avercelo ricordato. Infine mi permetta di formulare un augurio che decliniamo subito in preghiera condivisa: che molti giovani possano vedere brillare negli occhi nostri e di tanti testimoni di Gesù un raggio ardente della sua umano-divina Bellezza disarmata.

                                                                                  Con affetto fraterno e sincera amicizia
+ Francesco Lambiasi

 

(11 dicembre 2015)