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La ‘rivoluzione’ di Sandra

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Ci provoca e ci aiuta a ‘rifare’ la nostra spiritualità

Omelia del Vescovo in occasione della prima Memoria della beata S. Sabattini

Permettetemi di raccontarvi un particolare relativo alla messa per la beatificazione della nostra cara Sandra Sabattini. Ricorderemo certamente che la celebrazione ebbe luogo quell’indimenticabile 24 ottobre dell’anno scorso in questa nostra basilica cattedrale.  Cadendo l’evento di domenica, per la liturgia della parola dovevamo strettamente attenerci ai brani indicati dal Direttorio liturgico. Ma potendo cambiare solo la seconda lettura della messa del giorno, insieme ai collaboratori scegliemmo di far proclamare l’inno alla carità di san Paolo (1Cor 13,1-13). Sostituzione più che mai plausibile e quanto mai indovinata, poiché Sandra è stata una vera testimone della carità evangelica. Ed è appunto per questo che abbiamo riproposto quello stesso brano per l’eucaristia in corso.

1. Ma ora dobbiamo chiederci: cosa significa carità cristiana? Forse che significhi amare, noi, Dio o amare, noi, Gesù Cristo? Insomma prendere, noi, l’iniziativa di amare? Così avrebbero risposto i filosofi pagani e in particolare Aristotele, in base alla concezione che avevano dell’amore di Dio, il quale, secondo la loro logica, può essere amato, ma non può amare l’uomo, pena un suo umiliante svilimento. E invece è proprio questa visione che è stata completamente rovesciata dalla rivelazione – e dalla ‘rivoluzione’! – cristiana: “In questo consiste l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi”. Anzi “noi amiamo perché è lui che ci ha amati per primo” (1Gv 4,19).  Sta di fatto che il messaggio cristiano è maturato entro il solco della filosofia greca, la quale, nella sua fondamentale versione platonica o neoplatonica ha strutturato la spiritualità tradizionale attorno all’immagine dell’uomo come desiderio di Dio e della vita umana come ritorno a Dio, nostro bene supremo e supremamente vero. Pertanto all’uomo non resta altro che spendersi e affannarsi per raggiungere Dio, il quale risplende glorioso, accessibile e ‘appetibile’, ma rimanendo sulla cima di un monte altissimo e scosceso, che si può scalare solo a prezzo di sforzi stressanti e decisamente sfiancanti. In fondo questa era anche la logica architettonica delle piramidi e delle torri templari, che alla loro invalicabile sommità collocavano una celletta dorata dove il dio, scendendo sulla terra, poteva abitare, senza dovere così sporcarsi i piedi con la polvere e il fango dei terrestri.

E invece… Invece ecco l’evento impensabile e insuperabile: l’Amore ha fatto scendere Dio fino a noi! Ecco l’inversione ad U, operata dal Dio-Amore! Ecco la vera, irreversibile ‘conversione’ di Dio! Ecco il suo totale, sorprendente capovolgimento! Che non può non avere una ripercussione condizionante e determinante nella vita e nella spiritualità cristiana. Come aveva colto con linguaggio rapito, affascinato, stupito papa Benedetto: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (Deus caritas est, 1).

A chi muove l’accusa di orizzontalismo a quanti, come noi, fissano nell’evento dell’incarnazione il movimento orizzontale della missione, della testimonianza, del servizio, è legittimo rispondere che qui si recupera, piuttosto, il genuino verticalismo della rivelazione biblica e della fede cristiana, perché quel verticalismo è prima di tutto di tipo ‘discendente’, non ‘ascendente’. In effetti prima viene la discesa di Gesù, il Figlio di Dio a noi, e poi la nostra ascesa in risalita con Gesù al suo Abbà adorato, Dio Padre.

2. Questo è stato è stato l’esuberante dinamismo della vita cristiana della nostra amata Beata. E questo è stato il più solido baricentro della sua autentica spiritualità. Appena diciassettenne scriveva di slancio nel suo Diario: “Non sono io che cerco Dio, ma è Dio che cerca me”. Guidata e accompagnata da don Oreste, Sandra ci aiuta a non sbagliarci su Dio. Guido raccontava che ciò che più l’attraeva di lei era proprio il suo rapporto con Dio. Mentre lui si portava dentro l’immagine di un Dio geloso della propria gloria e invidioso della nostra felicità. Un padre-padrone. Un tiranno autoritario e fiscale. La Sandra invece credeva in un Dio Padre-Abbà, amante della vita, con una insopprimibile voglia di comunicare amore. Un Dio che è perfetta e incontaminata felicità, ma che non se la vuole godere tutta da solo. Per questo ci crea capaci di donare e ricevere amore.

“Chi sono per me il Padre, il Figlio e lo Spirito santo?”, si chiedeva Sandra, rigogliosa di vita, in un soliloquio estasiato, all’alba di un nuovo giorno che si annunciava luminoso, squillante. E si rispondeva: “Tre modi di essere, di manifestarsi di uno stesso amore”. Una domanda quanto mai attuale, anche per ciascuno di noi, e forse ancora più provocante, per voi, giovani alla ricerca di un senso. “Chi è Dio per me?”. Possiamo condividere la sua risposta: è un Dio fatto tutto d’amore.

E’ un Dio diverso. Tutte le religioni dicono che, se Dio venisse in mezzo a noi, toccherebbe a noi lavargli i piedi e toglierci il pane di bocca per offrirlo a lui. In Gesù invece il Dio invisibile si è fatto visibile e palpabile, rivelandosi con il volto dell’amore, della solidarietà, del dono di sé.

E’ un Dio capovolto: venuto a servire, non a farsi servire. A lavare, lui, i piedi a noi. A farsi, lui, pane per la nostra fame. A farsi lui vino di gioia per la nostra sete. Un capovolgimento che a me lascia sorpreso e commosso. Non è l’uomo che si sacrifica e muore per Dio, ma Dio per l’uomo. E forse qui, proprio tu, mio giovane fratello o sorella, tu che ti avvicini a questa Bella Notizia, mi potrai aiutare a capire come renderla sempre più vera e concreta: Dio è per noi!

E’ il paradosso dell’incarnazione. Una parola, questa, che ci dice di un movimento che da Dio va verso l’uomo, non l’inverso. Se il Figlio di Dio si fosse manifestato nelle splendide vesti dell’imperatore, non sarebbe stata un’assoluta novità. Ma solo una prevedibile modalità, conforme alla logica mondana. Invece Gesù di Nazaret ha condiviso la sorte dei più ultimi fra gli ultimi, rovesciando in tal modo l’immagine di Dio, e manifestando così il volto di un Dio inatteso.

Ma c’è di più, come mostra la parola della croce. Il Calvario ci dice fino a che punto Dio ami l’uomo. Non soltanto morendo per i peccatori, ma come un peccatore, tra due malfattori. C’è un amore più grande? Sandra lo aveva capito bene.

Come vorrei che fosse la nostra più grande certezza! La nostra vita ne sarebbe completamente capovolta. E non si ridurrebbe mai a una bella vita. Ma sarebbe una vita veramente bella! Bella perché divina. E divina perché pienamente umana.

Rimini, Basilica Cattedrale – 4 maggio 2022

                                                     + Francesco Lambiasi

(5 maggio 2022)