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ORIENTAMENTI
PER LA PASTORALE DIOCESANA 2000-2001 v
Centralità
della Chiesa particolare v
Comunione v
Spiritualità,
conversione, santità v
Identità
e verità v
Apertura
a tutta la Chiesa v
Valore
primario della pastorale ordinaria v
Collaborazione
pastorale nei territori omogenei v
Ruolo
dei fedeli laici v
Ricchezza
e vitalità delle Aggregazioni laicali v
Vocazione
e missione dei Religiosi v
Scelte
pastorali prioritarie La famiglia I
giovani I poveri La cultura v
Chiesa
in missione nel Territorio v
Chiesa
e società v Impegno sociale e politico Progetto
culturale-pastorale. II –
LINEE
OPERATIVE PER LA
PASTORALE DIOCESANA v
Composizione
e lavoro dell'Ufficio Pastorale Diocesano v
Criterio
di lavoro v
Composizione e attività
di ogni Ufficio di ambito pastorale v
Consulte v
Forme di rappresentanza
e di collaborazione v
Collaborazione
e sinergia v
Pubblicazioni III
- Corsi di formazione per Operatori Pastorali IV
- INDICAZIONI PER LE PARROCCHIE E LE AGGREGAZIONI LAICALI v
La
Parrocchia v
Le
Aggregazioni laicali ORIENTAMENTI
PER LA PASTORALE DIOCESANA 2000-2001 Si è concluso il decennio del programma CEI “Evangelizzazione e Testimonianza della Carità”; le nuove linee programmatiche per il decennio 2001-2010 sono previste tra il maggio e l’autunno 2001. Su tali linee si pensa di preparare l’Assemblea Diocesana. Dopo i grandi eventi spirituali e pastorali della Missione Diocesana del Popolo al Popolo e del Grande Giubileo, si sente l’esigenza di raccogliere le idee e di proseguire il cammino facendo tesoro di tante esperienze. La Missione Diocesana ha lasciato un senso più vivo del compito missionario (della parrocchia nel suo territorio, nei confronti degli ambienti di vita; dei singoli fedeli, ecc.); ha lasciato esperienze importanti: il protagonismo in presa diretta di molti laici, i Centri di Ascolto del Vangelo, ecc. L’anno pastorale 2000-2001 copre gli ultimi mesi del Grande Giubileo, con alcuni eventi importanti: ·
Festa
della Dedicazione della Cattedrale: Sabato 23 settembre 2000; ·
Pellegrinaggio
Diocesano a Roma: Sabato 28 ottobre 2000; · Chiusura del Giubileo: Venerdi 5 gennaio 2001. Nella formulazione del
presente Programma Pastorale Diocesano sono state tenute presenti: -
le
indicazioni del Vescovo; -
la
programmazione e il cammino percorso negli anni precedenti; -
la
riflessione maturata nei diversi ambiti di consiglio e di elaborazione
pastorale: il Presbiterio - compresa la Quattro Giorni 2000 - i Consigli
Diocesani Presbiterale e Pastorale, l’Ufficio Pastorale Diocesano. Il presente Programma
Pastorale Diocesano 2000-2001 risponde all’esigenza di compiere insieme il
cammino pastorale della Diocesi; esso offre alle Parrocchie a tutte le realtà
ecclesiali un punto di riferimento unitario, per invitare ad incanalare in
una visione unitaria e armonica tutta l'azione pastorale. Dovrà
proseguire il cammino percorso dalla Diocesi negli anni precedenti, in
sintonia con le indicazioni della Chiesa in Italia e con le prospettive
aperte dal Grande Giubileo dell’Anno 2000. v
Centralità
della Chiesa particolare La Diocesi è il soggetto
primo di vita e di azione ecclesiale. Ogni realtà che voglia essere
ecclesiale deve operare in armonia con il Vescovo e in collaborazione con
tutta la Chiesa particolare. v
Comunione Il clima
di comunione è già testimonianza e proposta di Chiesa; a questo stile
sono chiamati sacerdoti e fedeli, comunità parrocchiali e aggregazioni
laicali. v
Spiritualità,
conversione, santità L'accento va messo sulla esigenza della spiritualità, della dimensione verticale, del
"dire Dio". Il vangelo della carità non può essere frutto solo
di attivismo o di mera efficienza umana; la risposta alle attese profonde di
una società complessa e secolarizzata è Gesù stesso. Promuovere la conversione
alla verità eterna di Dio Amore, intendendo la carità non tanto come un
"fare per gli altri", ma come la vera e propria santità
cui tutti si è chiamati. Tutta l’azione pastorale dovrà essere segnata
da questo fondamentale orientamento. v
Identità
e verità Per essere anima di una
storia rinnovata, la Chiesa deve prestare la sua collaborazione alla volontà
di Dio che intende "fare nuove tutte le cose". La Chiesa pertanto
deve vivere la sua missione di annuncio, di testimonianza e di servizio con
piena coscienza della propria identità,
senza timidezze e senza appiattirsi, nello stile di vita e nel messaggio, ai
modelli sociali correnti o al livello di pretese e malintese esigenze di
modernità. Promuovere
la conoscenza e l'esemplarità delle figure sante della Chiesa Riminese, sia
antiche che a noi contemporanee. v
Apertura
a tutta la Chiesa Valorizzare
in visione unitaria e omogenea, nei programmi e negli scopi della pastorale
ordinaria, i grandi eventi della Chiesa. Ampliare l’orizzonte della
vita ecclesiale alla missione della Chiesa nel mondo intero, nella
prospettiva della cattolicità. v
Valore
primario della pastorale ordinaria Per
essere Chiesa e per edificare la Chiesa, è riaffermato l'insostituibile e primario
valore della "pastorale ordinaria", vera base per ogni
ulteriore intrapresa. "Pastorale ordinaria" che non è l'ordinaria
e spesso stanca amministrazione del culto, ma la vita "piena"
della comunità ecclesiale, in primo luogo nella parrocchia,
come comunità vera di annuncio e catechesi, di preghiera e vita
eucaristica-sacramentale-liturgica, di fraternità, di carità e di
missione. Cfr. "Proposta
pastorale alle parrocchie". v
Collaborazione
pastorale nei territori omogenei Incoraggiare
la collaborazione pastorale nei territori
omogenei, per giungere a realizzarvi una
pastorale comune, organica e di insieme. E’ la risposta all’esigenza
ecclesiale e spirituale di rendere sempre più visibile la realtà della
Chiesa come comunione e la corresponsabilità nel cammino del popolo di Dio;
la Chiesa si presenta sempre più come un organismo vivo e articolato,
espressione di comunione, aperto alla missione. Tale pastorale è resa più
urgente dalle nuove necessità pastorali: dalla mobilità delle persone, dal
numero a volte esiguo di abitanti di alcuni territori, da problemi comuni a
più parrocchie di uno stesso territorio, dalla possibilità di rendere
"servizi" pastorali più qualificati, dalla necessità di
valorizzare al meglio le energie pastorali dei sacerdoti e dei fedeli laici,
dei diaconi, dei religiosi. Il
lavoro comune in territori omogenei può dare vita a una pastorale di più
ampio respiro e capace di dare risposte più adeguate alle necessità delle
popolazioni; di affrontare problemi che superano i confini di una
parrocchia; di unire forze e risorse anche materiali; di favorire la collaborazione e la comunione
sacerdotale e la testimonianza di una vita ecclesiale più unita e fraterna;
di promuovere la diocesanità. Alcuni
esempi: ·
Catechesi:
corsi di base per nuovi
catechisti (rinviando ai Corsi Diocesani quelli più esperti); iniziative
comuni per i ragazzi. ·
Pastorale
giovanile: attività con i
giovani, campeggi; punto giovani o oratorio; iniziative caritative,
missionarie, formative; ritiri; iniziative negli ambienti di vita dei
giovani: scuola, lavoro, università. ·
Pastorale
della Famiglia:
corsi per fidanzati; ritiri per
coppie di fidanzati e di sposi. ·
Pastorale
sociale e della cultura:
rivolgere attenzione ai problemi
più vivi nel territorio (grandi comuni con più Parrocchie; comuni vicini;
ecc.); promuovere eventuali iniziative culturali, conferenze; celebrazione
di alcune Giornate (per la Vita, del Malato...); iniziative comuni in
collaborazione con Caritas, Ufficio Missionario (raccolte, campi lavoro);
Pastorale Sociale; rivolgere attenzione a "categorie" (operatori
sanitari, insegnanti, lavoratori stagionali, ecc.). Occorre
armonizzare i programmi del
Territorio omogeneo con quelli delle singole parrocchie, perché il
prevalere di attività comuni non svuoti la vita delle Comunità locali.
Anche per questo è opportuno che si scelga di promuovere attività comuni
soprattutto negli ambiti nei
quali le singole parrocchie sono meno autosufficienti, richiamandosi al
principio di sussidiarietà. (cfr. Statuti e disposizioni
della Chiesa Riminese, p. 201). v
Ruolo
dei fedeli laici Proseguire nella
valorizzazione dei fedeli laici, in una visione di Chiesa-comunione, non
solo e non tanto perché i sacerdoti e i religiosi sono in numero
insufficiente, ma perché tutti i fedeli, in forza del battesimo e della
cresima, sono chiamati ad essere costruttori di Chiesa. Le parrocchie, quale
che sia la loro dimensione, non saranno vere comunità ecclesiali e non
riusciranno ad essere missionarie se non giungeranno a coinvolgere il
maggior numero di fedeli laici, di uomini e di donne, nell'azione pastorale,
ai vari livelli di responsabilità, di consiglio, di servizio, di
testimonianza, di preghiera. v
Ricchezza
e vitalità delle Aggregazioni laicali Armonizzare l’azione delle Aggregazioni laicali nella vita della Chiesa Riminese, a livello diocesano e parrocchiale, promuovendo uno stile di comunione e un cammino di unità e di collaborazione, in sintonia con gli Orientamenti Pastorali Diocesani. Unità con la Chiesa e con il Vescovo, cui spetta il compito di riconoscere i doni dello Spirito, di apprezzarli e gioirne, come di incoraggiare e richiamare alla fedeltà agli stessi doni e alla collaborazione fattiva di tutti nella comune missione. Unità con le Parrocchie, che costituiscono il tessuto portante della Chiesa locale. Unità delle Aggregazioni e tra le Aggregazioni, come segno della comune fonte e dono dello Spirito Santo. Valorizzare nelle Parrocchie l’Azione Cattolica, ambito di formazione del laicato associato in stretta collaborazione con i pastori. Per mantenere un costante
collegamento con la vita diocesana e per favorire la collaborazioni tra le
Aggregazioni sarà costituita la Consulta
Diocesana delle Aggregazioni Laicali. v
Vocazione
e missione dei Religiosi Per
fare tesoro nella vita ecclesiale, ad ogni livello, della vocazione e
missione del mondo della Vita
Consacrata, si rivolge l'invito: -
a
valorizzare nella vita della Diocesi e delle Parrocchie, come dei Territori
pastorali omogenei, il contributo significativo dei Consacrati e delle opere
loro proprie. -
alle
Religiose, ai Religiosi, alle Persone consacrate: ad approfondire il loro
rapporto e la loro partecipazione alla vita della Chiesa Riminese sia a
livello diocesano che parrocchiale. v
Scelte
pastorali prioritarie La famiglia Il primo luogo di impegno è la famiglia: la Chiesa Riminese si impegna a porre la famiglia al centro della sua attenzione pastorale, valorizzando positivamente l’apporto attivo - educativo e pastorale - dei coniugi cristiani. Curare la preparazione al matrimonio con veri itinerari di fede; accompagnare le famiglie e in particolare quelle in difficoltà; promuovere ed incoraggiare, a livello civile e sociale, politiche familiari globali ed efficaci. I
giovani La Chiesa si sente impegnata ad offrire alle nuove generazioni la possibilità dell’incontro personale con Cristo e con la sua proposta di vita, nell’ambito della comunità ecclesiale, come evento che cambia la vita e le dà pienezza di senso e di speranza. La Chiesa non può limitarsi ad essere promotrice di varie forme di intrattenimento, ma, pur rivolgendosi a tutti i giovani e dando vita alle iniziative necessarie per incontrarli, deve essere capace di proposta cristiana forte e significativa, per educare cristiani adulti nella fede. L’attenzione pastorale si rivolge anche agli ambienti di vita dei giovani: la scuola, il lavoro, l’università. I poveri Il vangelo della carità non
può essere frutto solo di attivismo o di mera efficienza umana; la risposta
alle attese profonde e alle speranze spesso inespresse di una società
complessa e secolarizzata è Gesù stesso. Valorizzare la Caritas diocesana
e le Caritas Parrocchiali, ricordando che la Caritas non è un gruppo di
volontariato, ma la Chiesa stessa nella sua espressione dell'educazione alla
carità, perché l'impegno educativo e caritativo della Chiesa non si riduca
a mera assistenza; per promuovere, a tutti i livelli della vita ecclesiale,
la tensione alla testimonianza della santità, all'annuncio della fede in
Gesù Cristo, al servizio, all'accoglienza e alla condivisione. Realizzare e
sviluppare la Caritas in ogni Parrocchia. La cultura L’azione pastorale della
Chiesa deve tendere a “fare cultura”, a cambiare il modo di sentire
personale e collettivo, perché diventi conforme al Vangelo. E’ la grande
sfida dei nostri giorni, caratterizzati da una diffusa scristianizzazione
non solo dei comportamenti, ma anche delle convinzioni e dei valori di
riferimento: non sono sufficienti le tradizioni né le iniziative più
riuscite, se non sono efficaci sul piano del cambiamento culturale. v
Chiesa
in missione, a partire dal Territorio "Il nostro non è il
tempo della semplice conservazione dell'esistente, ma di missione. E' il
tempo di proporre di nuovo e prima di tutto Gesù Cristo, il centro del
Vangelo"(Giovanni Paolo II): è l’affermazione del primato alla
missione permanente della Chiesa per l'annuncio e la testimonianza del
Vangelo a partire dal territorio. Per andare verso gli altri, per realizzare
in pienezza l'immagine di una Chiesa comunità fraterna protesa alla
missione, per essere novità che salva, occorre agire in piena comunione
ecclesiale e porre al centro l'esigenza dell'annuncio del Vangelo. Accentuare la dimensione della missionarietà nel territorio; questo, infatti, non è solo il luogo fisico in cui si svolge la missione della Chiesa, ma è l’insieme delle relazioni umane nelle quali la Chiesa opera, con l’annuncio evangelico, con la testimonianza della carità, con il dono della parola di Dio e dei Sacramenti. Il territorio è formato di persone spesso di diversa provenienza, cultura e fede: a tutte occorre recare l’annuncio del Vangelo e la testimonianza della comunità. La vita delle persone, se ha nel territorio il luogo dei rapporti familiari, spesso si svolge anche in altri ambiti di vita sociale: la scuola, l’ambiente di lavoro, il luogo del tempo libero, l’ambito professionale, ecc. Occorre pertanto coniugare tali ambienti con la pastorale del territorio: ambiti sociali e professionali, scuola, ecc. Occorre in tal caso valorizzare anche le Aggregazioni laicali che si rivolgono in maniera più specifica ai diversi ambienti. L’attenzione al territorio ed agli ambienti sarà concretamente più realizzabile se le parrocchie promuovono una pastorale di collaborazione all’interno del territorio loro comune, come detto più sopra. Dall’impegno nel territorio, la missione si estende alle dimensioni universali della Chiesa. L’impegno per la missione “ad gentes” è un segno di autenticità della vita e della missione di ogni comunità ecclesiale e di ciascun battezzato. v
Chiesa
e Società Di fronte ai non pochi problemi della società, a livello del territorio diocesano come di
singoli comuni o località, occorre continuare a rivolgere ad essi la più
viva attenzione. L'attenzione al territorio ed ai problemi umani non può
essere considerata estranea alla missione della Chiesa, o accettata come un
fatto episodico per il sorgere di qualche eccezionale emergenza, ma deve
essere costante e vigile segno di carità e di servizio, condotta con le
modalità tipiche della Chiesa. v
Impegno
sociale e politico Occorre riaffermare il
primato dell'etica in politica e promuovere i contenuti più tipicamente
'cattolici' della politica, non solo come 'valori propri', bensì come
diritti umani e come bene comune: in primis la difesa della vita umana fin
dal suo inizio, la famiglia fondata sul matrimonio, la libertà scolastica,
la solidarietà, la promozione della giustizia e della pace. Promuovere la formazione alla
Dottrina sociale della Chiesa - che deve entrare nella pastorale ordinaria
delle parrocchie - e favorire occasioni di "discernimento" in
ambito sociale e politico. Progetto
culturale-pastorale. La Chiesa è chiamata, in
forza della sua missione, a un forte e fecondo impegno culturale: con la sua
azione pastorale, ispirata dalla carità, essa deve giungere a produrre
criteri, valori, modelli di vita evangelici, convincenti e capaci di
attrarre tutti e di rendere più autenticamente umana e vivibile la nostra
società. In questo senso si è parlato, anche da parte della Conferenza
Episcopale Italiana, di "progetto
culturale-pastorale", che si realizza in dimensioni complementari che si sostengono e arricchiscono a
vicenda: ¨
quella
che mette l'accento sulla pastorale
ordinaria, riguardante la vita quotidiana della Chiesa (catechesi,
liturgia, vita fraterna: ma tali da creare mentalità), che è la base e la
condizione perché la Chiesa possa fare cultura ed essere significativa;
ogni momento di vita della comunità ecclesiale “fa cultura”, perché
alimenta la mentalità di fede e promuove comunione. Una conduzione
meramente ripetitiva e “trasandata” della pastorale ordinaria comunica,
al contrario, stanchezza, estraneità, noia. ¨
e
la dimensione cosiddetta "alta"
della cultura, comprendente la ricerca, la produzione letteraria, la
comunicazione sociale, le problematiche giuridiche e istituzionali. Si
inseriscono in questo aspetto le varie iniziative pastorali e culturali in
senso specifico (università, ambiti professionali, mass media, ecc.)
realizzate anche a livello diocesano, tendenti a promuovere una cultura
"che dica Dio", che supporti la dignità dell'uomo. Vivere ed edificare la Chiesa
Riminese come Chiesa di Gesù Cristo, che fa storia e fa cultura; quindi,
attenta ai problemi del Paese e del territorio. In particolare: §
Rendere
sempre più significativa e feconda la pastorale ordinaria. §
Promuovere
iniziative culturali specifiche, a livello diocesano e locale; porre
attenzione alle proposte culturali, morali e sociali che vengono dalla
società civile, per darne una valutazione alla luce dei valori cristiani,
anche con interventi pubblici. §
Intervenire
sul piano delle comunicazioni sociali, sia come fruitori che come promotori.
La Diocesi è direttamente impegnata in questo nuovo “areopago”, con Il
Ponte, Radio Icaro, Bottega Video, il Sito diocesano su Internet. Anche le
Parrocchie devono curare la comunicazione, sia valorizzando strumenti
tradizionali, quali giornali e opuscoli, sia attraverso i nuovi strumenti,
facendone veicoli di informazione e di proposta cristiana. II – LINEE
OPERATIVE PER LA
PASTORALE DIOCESANA v
Composizione
e lavoro dell'Ufficio Pastorale Diocesano L’Ufficio Pastorale Diocesano svolge ruolo di servizio e di coordinamento per la pastorale diocesana, per le parrocchie e per le altre realtà pastorali, territoriali e no. Presieduto dal Vicario Generale, è
composto dai Direttori degli Uffici Pastorali dei singoli ambiti: §
Catechistico
(catechesi e scuola) §
Liturgico §
Caritas §
Vocazioni §
Pastorale
della Famiglia §
Pastorale
sociale §
Pastorale
della Sanità §
Missionario §
Pastorale
giovanile. Vi partecipano inoltre i
Responsabili di: §
Servizio
di Pastorale Scolastica (dell’UCD) §
Servizio
Pastorale Immigrati (della Caritas) §
Pastorale
Universitaria §
Ist.
Scienze Religiose (per gli aspetti pastorali) §
Servizio
Comunicazioni Sociali § Servizio Diocesano per il Progetto Culturale. . v
Criterio
di lavoro Cammino unitario e lavoro di
equipe come unico Ufficio Pastorale Diocesano, articolato in Uffici per
ciascun ambito pastorale e in alcuni Servizi specifici (come da Statuto). v
Composizione
e attività di ogni Ufficio di ambito pastorale · Direttore nominato dal Vescovo. · Possibilmente un Segretario. · Un nucleo di persone facenti parte dell’Ufficio, nominate dal Direttore con i criteri della diocesanità e della competenza. · Promuovere nell’ambito proprio la realizzazione del progetto pastorale diocesano. · Formare e coinvolgere collaboratori competenti e preparati. · Curare il rapporto con le Parrocchie (a partire dalla valorizzazione dell’incaricato indicato da ciascuna Parrocchia) e con le Aggregazioni. · Valorizzare i rapporti con il Presbiterio, i Vicariati, ecc. · Coordinare il lavoro di eventuali Consulte facenti riferimento all’Ufficio. · Scelta culturale: attenzione non solo e tanto ai “servizi” e alle iniziative, ma alla promozione di “cultura”, nell’ambito di interesse dell’Ufficio. · Curare la formazione dell’opinione pubblica anche mediante i media. v
Consulte · Aggregazioni laicali. · Scuola: nell’ambito dell’Ufficio Catechistico. · Volontariato cattolico: nell’ambito della Caritas. v
Forme
di rappresentanza e di collaborazione · Coordinamento Scuola Cattolica: in rapporto con l’Ufficio Catechistico. · Associazionismo giovanile e nuove esperienze di pastorale giovanile (es. Punto Giovane): nell’ambito dell’Ufficio Past. Giovanile. · Volontariato sanitario: nell’ambito dell’Ufficio Past. Sanità. · Associazioni culturali: nell’ambito del Servizio per il Progetto Culturale. · Commissione Università, nell’ambito della Pastorale Universitaria. v
Collaborazione
e sinergia Con Istituto di Scienze
Religiose; Con Osservatorio dei fenomeni
sociali e culturali del Territorio. v
Pubblicazioni Programma di ogni singolo Ufficio
Pastorale e Calendario pastorale 2000-2001 Strumenti e sussidi. III
- Corsi di formazione
per Operatori Pastorali L’Ufficio
Pastorale Diocesano promuove: Corso di Formazione Diocesano (di base) per Operatori Pastorali, di durata triennale (primi due anni a carattere teologico pastorale, il terzo anno biblico). Nel 2000 si svolgerà il programma previsto per il secondo anno; le lezioni si terranno in Seminario ogni lunedì dal 16 ottobre 2000 fino al 4 dicembre, per otto incontri. I nuovi candidati ai Ministeri Istituiti (Accoliti e Lettori), per i quali sono previsti due anni di formazione, parteciperanno al Corso di Base sopra indicato e proseguiranno per ulteriori lezioni specifiche in gennaio e febbraio 2001; l’Istituzione, per coloro che hanno completato il biennio, avverrà nella primavera 2001. I nuovi candidati al Ministero Straordinario dell’Eucaristia parteciperanno solo al Corso di Base sopra indicato; il Mandato sarà loro conferito nella primavera 2001. I candidati al servizio di “Animatore dei Catechisti”, per i quali sono previsti due anni di formazione, parteciperanno al Corso di Base sopra indicato (se non hanno già partecipato gli anni precedenti all’intero corso triennale) e proseguiranno per ulteriori lezioni specifiche in gennaio e febbraio 2001. Il Mandato, per coloro che hanno completato il biennio, sarà conferito nella primavera 2001. Gli Operatori Pastorali che hanno già frequentato negli anni scorsi l’intero triennio del Corso di Base sono invitati: · a frequentare i Seminari di Teologia Pastorale promossi dall’Istituto Diocesano di Scienze Religiose, svolti in collaborazione con gli Uffici Pastorali Diocesani, a partire da gennaio 2001. · a iscriversi all’Istituto Diocesano di Scienze Religiose, per il Corso ordinario, della durata di un triennio. IV
– INDICAZIONI
PER LE PARROCCHIE E LE AGGREGAZIONI LAICALI v
La
Parrocchia Ciascuna Parrocchia è
invitata a darsi e a realizzare la propria programmazione: partendo come
punto di riferimento, per la strutturazione della vita e del lavoro
pastorale, dalla "Proposta pastorale alle parrocchie", giungere ad una
programmazione pastorale che non solo preveda le iniziative da fare, ma
prima di tutto il cammino da compiere, la maturazione da favorire, e i mezzi
previsti per tali scopi; tenendo conto di quanto indicato dal presente
Programma pastorale e del Calendario
Pastorale Diocesano 2000-2001. Il luogo di tale
programmazione è il Consiglio
Pastorale Parrocchiale, valorizzato come ambito di consiglio per la vita
e la missione della Parrocchia: luogo abituale di discernimento
pastorale, di programmazione, di verifica
di quanto realizzato. E’ necessario mantenere un
costante collegamento con i singoli Uffici Pastorali, mediante l'Incaricato
o referente di ciascuna Parrocchia, come indicato anche nel Censimento
Parrocchiale. v
Le
Aggregazioni laicali Le Aggregazioni laicali e i Movimenti vanno accolti e valorizzati, secondo le indicazioni contenute nei documenti della Chiesa, che parlano sempre del loro inserimento nella Chiesa particolare - non accanto, ma nella Chiesa - e raccomandano la loro collaborazione con le parrocchie e nelle parrocchie. Nella loro programmazione,
sono invitate a inserirsi, con le proprie caratteristiche, nei programmi
pastorali della Diocesi e, per quanto possibile, delle Parrocchie. Sappiano
anche valorizzare, con una partecipazione significativa e non per
rappresentanza, i grandi momenti liturgici e pastorali della Diocesi. Ogni Aggregazione indicherà
un apposito Incaricato o
referente per la costituenda Consulta
Diocesana delle Aggregazioni Laicali.
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