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PASTORALE DIOCESANA

ORIENTAMENTI PER LA PASTORALE DIOCESANA 2000-2001

 

 

Il punto di partenza

Criterio unitario

I - ORIENTAMENTI GENERALI

 

1.    Chiesa comunione

v   Centralità della Chiesa particolare

v   Comunione

v   Spiritualità, conversione, santità

v   Identità e verità

v   Apertura a tutta la Chiesa

 

2.    Vita Pastorale

v   Valore primario della pastorale ordinaria

v   Collaborazione pastorale nei territori omogenei

v   Ruolo dei fedeli laici

v   Ricchezza e vitalità delle Aggregazioni laicali

v   Vocazione e missione dei Religiosi

v   Scelte pastorali prioritarie

La famiglia

I giovani

I poveri

La cultura

 

3.    Chiesa in Missione

v   Chiesa in missione nel Territorio

v   Chiesa e società

v   Impegno sociale e politico

 

4.    Progetto Culturale

Progetto culturale-pastorale.

 

II – LINEE OPERATIVE PER LA PASTORALE DIOCESANA

v   Composizione e lavoro dell'Ufficio Pastorale Diocesano

v   Criterio di lavoro

v   Composizione e attività di ogni Ufficio di ambito pastorale

v   Consulte

v   Forme di rappresentanza e di collaborazione

v   Collaborazione e sinergia

v     Pubblicazioni

 

III - Corsi di formazione per Operatori Pastorali

 

IV - INDICAZIONI PER LE PARROCCHIE E LE AGGREGAZIONI LAICALI

v   La Parrocchia

v   Le Aggregazioni laicali

 

 

 

 

ORIENTAMENTI PER LA PASTORALE DIOCESANA 2000-2001

 

Il punto di partenza

Si è concluso il decennio del programma CEI “Evangelizzazione e Testimonianza della Carità”; le nuove linee programmatiche per il decennio 2001-2010 sono previste tra il maggio e l’autunno 2001. Su tali linee si pensa di preparare l’Assemblea Diocesana.

Dopo i grandi eventi spirituali e pastorali della Missione Diocesana del Popolo al Popolo e del Grande Giubileo, si sente l’esigenza di raccogliere le idee e di proseguire il cammino facendo tesoro di tante esperienze.

La Missione Diocesana ha lasciato un senso più vivo del compito missionario (della parrocchia nel suo territorio, nei confronti degli ambienti di vita; dei singoli fedeli, ecc.); ha lasciato esperienze importanti: il protagonismo in presa diretta di molti laici, i Centri di Ascolto del Vangelo, ecc.

L’anno pastorale 2000-2001 copre gli ultimi mesi del Grande Giubileo, con alcuni eventi importanti:

· Festa della Dedicazione della Cattedrale: Sabato 23 settembre 2000;

· Pellegrinaggio Diocesano a Roma: Sabato 28 ottobre 2000;

· Chiusura del Giubileo: Venerdi 5 gennaio 2001.

Nella formulazione del presente Programma Pastorale Diocesano sono state tenute presenti:

-      le indicazioni del Vescovo;

-      la programmazione e il cammino percorso negli anni precedenti;

-      la riflessione maturata nei diversi ambiti di consiglio e di elaborazione pastorale: il Presbiterio - compresa la Quattro Giorni 2000 - i Consigli Diocesani Presbiterale e Pastorale, l’Ufficio Pastorale Diocesano.

 

Criterio unitario

Il presente Programma Pastorale Diocesano 2000-2001 risponde all’esigenza di compiere insieme il cammino pastorale della Diocesi; esso offre alle Parrocchie a tutte le realtà ecclesiali un punto di riferimento unitario, per invitare ad incanalare in una visione unitaria e armonica tutta l'azione pastorale. Dovrà proseguire il cammino percorso dalla Diocesi negli anni precedenti, in sintonia con le indicazioni della Chiesa in Italia e con le prospettive aperte dal Grande Giubileo dell’Anno 2000.

 

I - ORIENTAMENTI GENERALI

 

1.    Chiesa comunione

 

v   Centralità della Chiesa particolare

La Diocesi è il soggetto primo di vita e di azione ecclesiale. Ogni realtà che voglia essere ecclesiale deve operare in armonia con il Vescovo e in collaborazione con tutta la Chiesa particolare.

v   Comunione

Il clima di comunione è già testimonianza e proposta di Chiesa; a questo stile sono chiamati sacerdoti e fedeli, comunità parrocchiali e aggregazioni laicali.

v   Spiritualità, conversione, santità

L'accento va messo sulla esigenza della spiritualità, della dimensione verticale, del "dire Dio". Il vangelo della carità non può essere frutto solo di attivismo o di mera efficienza umana; la risposta alle attese profonde di una società complessa e secolarizzata è Gesù stesso. Promuovere la conversione alla verità eterna di Dio Amore, intendendo la carità non tanto come un "fare per gli altri", ma come la vera e propria santità cui tutti si è chiamati. Tutta l’azione pastorale dovrà essere segnata da questo fondamentale orientamento.

v   Identità e verità

Per essere anima di una storia rinnovata, la Chiesa deve prestare la sua collaborazione alla volontà di Dio che intende "fare nuove tutte le cose". La Chiesa pertanto deve vivere la sua missione di annuncio, di testimonianza e di servizio con piena coscienza della propria identità, senza timidezze e senza appiattirsi, nello stile di vita e nel messaggio, ai modelli sociali correnti o al livello di pretese e malintese esigenze di modernità.

Promuovere la conoscenza e l'esemplarità delle figure sante della Chiesa Riminese, sia antiche che a noi contemporanee.

v   Apertura a tutta la Chiesa

Valorizzare in visione unitaria e omogenea, nei programmi e negli scopi della pastorale ordinaria, i grandi eventi della Chiesa.

Ampliare l’orizzonte della vita ecclesiale alla missione della Chiesa nel mondo intero, nella prospettiva della cattolicità.

 

2.    Vita Pastorale

 

v   Valore primario della pastorale ordinaria

Per essere Chiesa e per edificare la Chiesa, è riaffermato l'insostituibile e primario valore della "pastorale ordinaria", vera base per ogni ulteriore intrapresa. "Pastorale ordinaria" che non è l'ordinaria e spesso stanca amministrazione del culto, ma la vita "piena" della comunità ecclesiale, in primo luogo nella parrocchia, come comunità vera di annuncio e catechesi, di preghiera e vita eucaristica-sacramentale-liturgica, di fraternità, di carità e di missione. Cfr. "Proposta pastorale alle parrocchie".

 

v   Collaborazione pastorale nei territori omogenei

Incoraggiare la collaborazione pastorale nei territori omogenei, per giungere a realizzarvi una pastorale comune, organica e di insieme. E’ la risposta all’esigenza ecclesiale e spirituale di rendere sempre più visibile la realtà della Chiesa come comunione e la corresponsabilità nel cammino del popolo di Dio; la Chiesa si presenta sempre più come un organismo vivo e articolato, espressione di comunione, aperto alla missione. Tale pastorale è resa più urgente dalle nuove necessità pastorali: dalla mobilità delle persone, dal numero a volte esiguo di abitanti di alcuni territori, da problemi comuni a più parrocchie di uno stesso territorio, dalla possibilità di rendere "servizi" pastorali più qualificati, dalla necessità di valorizzare al meglio le energie pastorali dei sacerdoti e dei fedeli laici, dei diaconi, dei religiosi.

Il lavoro comune in territori omogenei può dare vita a una pastorale di più ampio respiro e capace di dare risposte più adeguate alle necessità delle popolazioni; di affrontare problemi che superano i confini di una parrocchia; di unire forze e risorse  anche materiali; di favorire la collaborazione e la comunione sacerdotale e la testimonianza di una vita ecclesiale più unita e fraterna; di promuovere la diocesanità.

Alcuni esempi:

·      Catechesi: corsi di base per nuovi catechisti (rinviando ai Corsi Diocesani quelli più esperti); iniziative comuni per i ragazzi.

·      Pastorale giovanile: attività con i giovani, campeggi; punto giovani o oratorio; iniziative caritative, missionarie, formative; ritiri; iniziative negli ambienti di vita dei giovani: scuola, lavoro, università.

·      Pastorale della Famiglia: corsi per fidanzati; ritiri per coppie di fidanzati e di sposi.

·      Pastorale sociale e della cultura: rivolgere attenzione ai problemi più vivi nel territorio (grandi comuni con più Parrocchie; comuni vicini; ecc.); promuovere eventuali iniziative culturali, conferenze; celebrazione di alcune Giornate (per la Vita, del Malato...); iniziative comuni in collaborazione con Caritas, Ufficio Missionario (raccolte, campi lavoro); Pastorale Sociale; rivolgere attenzione a "categorie" (operatori sanitari, insegnanti, lavoratori stagionali, ecc.).

Occorre armonizzare i programmi del Territorio omogeneo con quelli delle singole parrocchie, perché il prevalere di attività comuni non svuoti la vita delle Comunità locali. Anche per questo è opportuno che si scelga di promuovere attività comuni soprattutto negli  ambiti nei quali le singole parrocchie sono meno autosufficienti, richiamandosi al principio di sussidiarietà.

(cfr. Statuti e disposizioni della Chiesa Riminese, p. 201).

 

v   Ruolo dei fedeli laici

Proseguire nella valorizzazione dei fedeli laici, in una visione di Chiesa-comunione, non solo e non tanto perché i sacerdoti e i religiosi sono in numero insufficiente, ma perché tutti i fedeli, in forza del battesimo e della cresima, sono chiamati ad essere costruttori di Chiesa. Le parrocchie, quale che sia la loro dimensione, non saranno vere comunità ecclesiali e non riusciranno ad essere missionarie se non giungeranno a coinvolgere il maggior numero di fedeli laici, di uomini e di donne, nell'azione pastorale, ai vari livelli di responsabilità, di consiglio, di servizio, di testimonianza, di preghiera.

 

v   Ricchezza e vitalità delle Aggregazioni laicali

Armonizzare l’azione delle Aggregazioni laicali nella vita della Chiesa Riminese, a livello diocesano e parrocchiale, promuovendo uno stile di comunione e un cammino di unità e di collaborazione, in sintonia con gli Orientamenti Pastorali Diocesani.

Unità con la Chiesa e con il Vescovo, cui spetta il compito di riconoscere i doni dello Spirito, di apprezzarli e gioirne, come di incoraggiare e richiamare alla fedeltà agli stessi doni e alla collaborazione fattiva di tutti nella comune missione.

Unità con le Parrocchie, che costituiscono il tessuto portante della Chiesa locale.

Unità delle Aggregazioni e tra le Aggregazioni, come segno della comune fonte e dono dello Spirito Santo.

Valorizzare nelle Parrocchie l’Azione Cattolica, ambito di formazione del laicato associato in stretta collaborazione con i pastori.

Per mantenere un costante collegamento con la vita diocesana e per favorire la collaborazioni tra le Aggregazioni sarà costituita la Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali.

 

 

v   Vocazione e missione dei Religiosi

Per fare tesoro nella vita ecclesiale, ad ogni livello, della vocazione e missione del mondo della Vita Consacrata, si rivolge l'invito:

-       a valorizzare nella vita della Diocesi e delle Parrocchie, come dei Territori pastorali omogenei, il contributo significativo dei Consacrati e delle opere loro proprie.

-       alle Religiose, ai Religiosi, alle Persone consacrate: ad approfondire il loro rapporto e la loro partecipazione alla vita della Chiesa Riminese sia a livello diocesano che parrocchiale.

 

v   Scelte pastorali prioritarie

La famiglia

Il primo luogo di impegno è la famiglia: la Chiesa Riminese si impegna a porre la famiglia al centro della sua attenzione pastorale, valorizzando positivamente l’apporto attivo - educativo e pastorale - dei coniugi cristiani. Curare la preparazione al matrimonio con veri itinerari di fede; accompagnare le famiglie e in particolare quelle in difficoltà; promuovere ed incoraggiare, a livello civile e sociale, politiche familiari globali ed efficaci.

 

I giovani

La Chiesa si sente impegnata ad offrire alle nuove generazioni la possibilità dell’incontro personale con Cristo e con la sua proposta di vita, nell’ambito della comunità ecclesiale, come evento che cambia la vita e le dà pienezza di senso e di speranza. La Chiesa non può limitarsi ad essere promotrice di varie forme di intrattenimento, ma, pur rivolgendosi a tutti i giovani e dando vita alle iniziative necessarie per incontrarli, deve essere capace di proposta cristiana forte e significativa, per educare cristiani adulti nella fede. L’attenzione pastorale si rivolge anche agli ambienti di vita dei giovani: la scuola, il lavoro, l’università.

 

I poveri

Il vangelo della carità non può essere frutto solo di attivismo o di mera efficienza umana; la risposta alle attese profonde e alle speranze spesso inespresse di una società complessa e secolarizzata è Gesù stesso. Valorizzare la Caritas diocesana e le Caritas Parrocchiali, ricordando che la Caritas non è un gruppo di volontariato, ma la Chiesa stessa nella sua espressione dell'educazione alla carità, perché l'impegno educativo e caritativo della Chiesa non si riduca a mera assistenza; per promuovere, a tutti i livelli della vita ecclesiale, la tensione alla testimonianza della santità, all'annuncio della fede in Gesù Cristo, al servizio, all'accoglienza e alla condivisione. Realizzare e sviluppare la Caritas in ogni Parrocchia.

 

La cultura

L’azione pastorale della Chiesa deve tendere a “fare cultura”, a cambiare il modo di sentire personale e collettivo, perché diventi conforme al Vangelo. E’ la grande sfida dei nostri giorni, caratterizzati da una diffusa scristianizzazione non solo dei comportamenti, ma anche delle convinzioni e dei valori di riferimento: non sono sufficienti le tradizioni né le iniziative più riuscite, se non sono efficaci sul piano del cambiamento culturale.

 

3.    Chiesa in Missione
 

v   Chiesa in missione, a partire dal Territorio

"Il nostro non è il tempo della semplice conservazione dell'esistente, ma di missione. E' il tempo di proporre di nuovo e prima di tutto Gesù Cristo, il centro del Vangelo"(Giovanni Paolo II): è l’affermazione del primato alla missione permanente della Chiesa per l'annuncio e la testimonianza del Vangelo a partire dal territorio. Per andare verso gli altri, per realizzare in pienezza l'immagine di una Chiesa comunità fraterna protesa alla missione, per essere novità che salva, occorre agire in piena comunione ecclesiale e porre al centro l'esigenza dell'annuncio del Vangelo.

Accentuare la dimensione della missionarietà nel territorio; questo, infatti, non è solo il luogo fisico in cui si svolge la missione della Chiesa, ma è l’insieme delle relazioni umane nelle quali la Chiesa opera, con l’annuncio evangelico, con la testimonianza della carità, con il dono della parola di Dio e dei Sacramenti. Il territorio è formato di persone spesso di diversa provenienza, cultura e fede: a tutte occorre recare l’annuncio del Vangelo e la testimonianza della comunità.

La vita delle persone, se ha nel territorio il luogo dei rapporti familiari, spesso si svolge anche in altri ambiti di vita sociale: la scuola, l’ambiente di lavoro, il luogo del tempo libero, l’ambito professionale, ecc. Occorre pertanto coniugare tali ambienti con la pastorale del territorio: ambiti sociali e professionali, scuola, ecc. Occorre in tal caso valorizzare anche le Aggregazioni laicali che si rivolgono in maniera più specifica ai diversi ambienti.

L’attenzione al territorio ed agli ambienti sarà concretamente più realizzabile se le parrocchie promuovono una pastorale di collaborazione all’interno del territorio loro comune, come detto più sopra.

Dall’impegno nel territorio, la missione si estende alle dimensioni universali della Chiesa. L’impegno per la missione “ad gentes” è un segno di autenticità della vita e della missione di ogni comunità ecclesiale e di ciascun battezzato.

 

v   Chiesa e Società

Di fronte ai non pochi problemi della società, a livello del territorio diocesano come di singoli comuni o località, occorre continuare a rivolgere ad essi la più viva attenzione. L'attenzione al territorio ed ai problemi umani non può essere considerata estranea alla missione della Chiesa, o accettata come un fatto episodico per il sorgere di qualche eccezionale emergenza, ma deve essere costante e vigile segno di carità e di servizio, condotta con le modalità tipiche della Chiesa.

 

v   Impegno sociale e politico

Occorre riaffermare il primato dell'etica in politica e promuovere i contenuti più tipicamente 'cattolici' della politica, non solo come 'valori propri', bensì come diritti umani e come bene comune: in primis la difesa della vita umana fin dal suo inizio, la famiglia fondata sul matrimonio, la libertà scolastica, la solidarietà, la promozione della giustizia e della pace.

Promuovere la formazione alla Dottrina sociale della Chiesa - che deve entrare nella pastorale ordinaria delle parrocchie - e favorire occasioni di "discernimento" in ambito sociale e politico.

 

 

4.    Progetto Culturale

 

Progetto culturale-pastorale.

La Chiesa è chiamata, in forza della sua missione, a un forte e fecondo impegno culturale: con la sua azione pastorale, ispirata dalla carità, essa deve giungere a produrre criteri, valori, modelli di vita evangelici, convincenti e capaci di attrarre tutti e di rendere più autenticamente umana e vivibile la nostra società. In questo senso si è parlato, anche da parte della Conferenza Episcopale Italiana, di "progetto culturale-pastorale", che si realizza in dimensioni complementari che si sostengono e arricchiscono a vicenda:

¨    quella che mette l'accento sulla pastorale ordinaria, riguardante la vita quotidiana della Chiesa (catechesi, liturgia, vita fraterna: ma tali da creare mentalità), che è la base e la condizione perché la Chiesa possa fare cultura ed essere significativa; ogni momento di vita della comunità ecclesiale “fa cultura”, perché alimenta la mentalità di fede e promuove comunione. Una conduzione meramente ripetitiva e “trasandata” della pastorale ordinaria comunica, al contrario, stanchezza, estraneità, noia.

¨    e la dimensione cosiddetta "alta" della cultura, comprendente la ricerca, la produzione letteraria, la comunicazione sociale, le problematiche giuridiche e istituzionali. Si inseriscono in questo aspetto le varie iniziative pastorali e culturali in senso specifico (università, ambiti professionali, mass media, ecc.) realizzate anche a livello diocesano, tendenti a promuovere una cultura "che dica Dio", che supporti la dignità dell'uomo.

Vivere ed edificare la Chiesa Riminese come Chiesa di Gesù Cristo, che fa storia e fa cultura; quindi, attenta ai problemi del Paese e del territorio. In particolare:

§      Rendere sempre più significativa e feconda la pastorale ordinaria.

§      Promuovere iniziative culturali specifiche, a livello diocesano e locale; porre attenzione alle proposte culturali, morali e sociali che vengono dalla società civile, per darne una valutazione alla luce dei valori cristiani, anche con interventi pubblici.

§      Intervenire sul piano delle comunicazioni sociali, sia come fruitori che come promotori. La Diocesi è direttamente impegnata in questo nuovo “areopago”, con Il Ponte, Radio Icaro, Bottega Video, il Sito diocesano su Internet. Anche le Parrocchie devono curare la comunicazione, sia valorizzando strumenti tradizionali, quali giornali e opuscoli, sia attraverso i nuovi strumenti, facendone veicoli di informazione e di proposta cristiana.

 

II – LINEE OPERATIVE PER LA PASTORALE DIOCESANA

 

v   Composizione e lavoro dell'Ufficio Pastorale Diocesano

L’Ufficio Pastorale Diocesano svolge ruolo di servizio e di coordinamento per la pastorale diocesana, per le parrocchie e per le altre realtà pastorali, territoriali e no.

Presieduto dal Vicario Generale, è composto dai Direttori degli Uffici Pastorali dei singoli ambiti:

§      Catechistico (catechesi e scuola)

§      Liturgico

§      Caritas

§      Vocazioni

§      Pastorale della Famiglia

§      Pastorale sociale

§      Pastorale della Sanità

§      Missionario

§      Pastorale giovanile.

Vi partecipano inoltre i Responsabili di:

§      Servizio di Pastorale Scolastica (dell’UCD)

§      Servizio Pastorale Immigrati (della Caritas)

§      Pastorale Universitaria

§      Ist. Scienze Religiose (per gli aspetti pastorali)

§      Servizio Comunicazioni Sociali

§      Servizio Diocesano per il Progetto Culturale.

.

v   Criterio di lavoro

Cammino unitario e lavoro di equipe come unico Ufficio Pastorale Diocesano, articolato in Uffici per ciascun ambito pastorale e in alcuni Servizi specifici (come da Statuto).

 

v   Composizione e attività di ogni Ufficio di ambito pastorale

· Direttore nominato dal Vescovo.

· Possibilmente un Segretario.

· Un nucleo di persone facenti parte dell’Ufficio, nominate dal Direttore con i criteri della diocesanità e della competenza.

· Promuovere nell’ambito proprio la realizzazione del progetto pastorale diocesano.

· Formare e coinvolgere collaboratori competenti e preparati.

· Curare il rapporto con le Parrocchie (a partire dalla valorizzazione dell’incaricato indicato da ciascuna Parrocchia) e con le Aggregazioni.

· Valorizzare i rapporti con il Presbiterio, i Vicariati, ecc.

· Coordinare il lavoro di eventuali Consulte facenti riferimento all’Ufficio.

· Scelta culturale: attenzione non solo e tanto ai “servizi” e alle iniziative, ma alla promozione di “cultura”, nell’ambito di interesse dell’Ufficio.

· Curare la formazione dell’opinione pubblica anche mediante i media.

 

v   Consulte

· Aggregazioni laicali.

· Scuola: nell’ambito dell’Ufficio Catechistico.

· Volontariato cattolico: nell’ambito della Caritas.

 

v   Forme di rappresentanza e di collaborazione

· Coordinamento Scuola Cattolica:  in rapporto con l’Ufficio Catechistico.

· Associazionismo giovanile e nuove esperienze di pastorale giovanile (es. Punto Giovane): nell’ambito dell’Ufficio Past. Giovanile.

· Volontariato sanitario: nell’ambito dell’Ufficio Past. Sanità.

· Associazioni culturali: nell’ambito del Servizio per il Progetto Culturale.

· Commissione Università, nell’ambito della Pastorale Universitaria.

 

v   Collaborazione e sinergia

Con Istituto di Scienze Religiose;

Con Osservatorio dei fenomeni sociali e culturali del Territorio.

 

v     Pubblicazioni

Programma di ogni singolo Ufficio Pastorale e Calendario pastorale 2000-2001

Strumenti e sussidi.

 

III - Corsi di formazione per Operatori Pastorali

 

L’Ufficio Pastorale Diocesano promuove:

Corso di Formazione Diocesano (di base) per Operatori Pastorali, di durata triennale (primi due anni a carattere teologico pastorale, il terzo anno biblico).

 

Nel 2000 si svolgerà il programma previsto per il secondo anno; le lezioni si terranno in Seminario ogni lunedì dal 16 ottobre 2000 fino al 4 dicembre, per otto incontri.

 

I nuovi candidati ai Ministeri Istituiti (Accoliti e Lettori), per i quali sono previsti due anni di formazione, parteciperanno al Corso di Base sopra indicato e proseguiranno per ulteriori lezioni specifiche in gennaio e febbraio 2001; l’Istituzione, per coloro che hanno completato il biennio, avverrà nella primavera 2001.

 

I nuovi candidati al Ministero Straordinario dell’Eucaristia parteciperanno solo al Corso di Base sopra indicato; il Mandato sarà loro conferito nella primavera 2001.

 

I candidati al servizio di “Animatore dei Catechisti”, per i quali sono previsti due anni di formazione, parteciperanno al Corso di Base sopra indicato (se non hanno già partecipato gli anni precedenti all’intero corso triennale) e proseguiranno per ulteriori lezioni specifiche in gennaio e febbraio 2001. Il Mandato, per coloro che hanno completato il biennio, sarà conferito nella primavera 2001.

 

Gli Operatori Pastorali che hanno già frequentato negli anni scorsi l’intero triennio del Corso di Base sono invitati:

·        a frequentare i Seminari di Teologia Pastorale promossi dall’Istituto Diocesano di Scienze Religiose, svolti in collaborazione con gli Uffici Pastorali Diocesani, a partire da gennaio 2001.

·        a iscriversi all’Istituto Diocesano di Scienze Religiose, per il Corso ordinario, della durata di un triennio.

 

IV – INDICAZIONI PER LE PARROCCHIE E LE AGGREGAZIONI LAICALI

v   La Parrocchia

Ciascuna Parrocchia è invitata a darsi e a realizzare la propria programmazione: partendo come punto di riferimento, per la strutturazione della vita e del lavoro pastorale, dalla "Proposta pastorale alle parrocchie", giungere ad una programmazione pastorale che non solo preveda le iniziative da fare, ma prima di tutto il cammino da compiere, la maturazione da favorire, e i mezzi previsti per tali scopi; tenendo conto di quanto indicato dal presente Programma pastorale e del Calendario Pastorale Diocesano 2000-2001.

Il luogo di tale programmazione è il Consiglio Pastorale Parrocchiale, valorizzato come ambito di consiglio per la vita e la missione della Parrocchia: luogo abituale di discernimento pastorale, di programmazione, di verifica di quanto realizzato.

E’ necessario mantenere un costante collegamento con i singoli Uffici Pastorali, mediante l'Incaricato o referente di ciascuna Parrocchia, come indicato anche nel Censimento Parrocchiale.

 

v   Le Aggregazioni laicali

Le Aggregazioni laicali e i Movimenti vanno accolti e valorizzati, secondo le indicazioni contenute nei documenti della Chiesa, che parlano sempre del loro inserimento nella Chiesa particolare - non accanto, ma nella Chiesa - e raccomandano la loro collaborazione con le parrocchie e nelle parrocchie.

Nella loro programmazione, sono invitate a inserirsi, con le proprie caratteristiche, nei programmi pastorali della Diocesi e, per quanto possibile, delle Parrocchie. Sappiano anche valorizzare, con una partecipazione significativa e non per rappresentanza, i grandi momenti liturgici e pastorali della Diocesi.

Ogni Aggregazione indicherà un apposito Incaricato o referente per la costituenda Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali.