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Costituzione Commissione per la pastorale integrata

2011mag10

 

Ai Revv.mi Sacerdoti del Presbiterio Diocesano

Carissimi,

Nella nota pastorale dell’Episcopato Italiano, dal titolo: Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, la parrocchia viene presentata come la forma storica privilegiata che dà concretezza alla dimensione territoriale della Chiesa particolare, e più puntualmente, in quel documento se ne parla come di “bene prezioso per la vitalità dell’annuncio del Vangelo”, di “avamposto della Chiesa verso ogni situazione umana”, di “figura di Chiesa vicina alla vita della gente”. D’altra parte anche le parrocchie sono coinvolte nel rinnovamento missionario chiesto oggi alla diocesi: “Noi riteniamo – affermano testualmente i Vescovi – che la parrocchia non è avviata al tramonto; ma è evidente l’esigenza di ridefinirla in rapporto ai mutamenti, se si vuole che non resti ai margini della vita della gente” (n. 2). E’ dunque necessario disegnare con più cura il suo volto missionario, rivedendone l’agire pastorale, per concentrarsi sulla scelta fondamentale dell’evangelizzazione, pena il suo ridursi a gestire il folklore religioso o il bisogno di sacro.

La “conversione missionaria” della parrocchia implica l’assicurazione di alcune premesse, che, di quella irrinunciabile conversione, garantiscano l’autenticità e la reale efficacia. La prima premessa, del tutto imprescindibile, è la promozione di una spiritualità della comunione, che “ispira un reciproco ed efficace ascolto tra pastori e fedeli, tenendoli, da un lato, uniti a priori in tutto ciò che è essenziale, e spingendoli, dall’altro, a convergere normalmente anche nell’opinabile verso scelte ponderate e condivise”, scriveva Giovanni Paolo II, nella Novo Millennio Ineunte, n. 45).

Inoltre una parrocchia missionaria richiede preti più pronti alla collaborazione nell’unico presbiterio, più attenti nel sostenere la formazione dei laici, nel promuovere carismi e ministeri, nel creare spazi di effettiva partecipazione. Al riguardo non si dovrà mai appannare la verità affermata con forza dal Vaticano II: “Presbyteri unum presbyterium cum suo episcopo constituunt” (LG 28), e la conseguenza che ne ricava la Presbyterorum ordinis: “Il ministero ordinato ha una radicale forma comunitaria e può essere assunto soltanto come un’opera collettiva” (n. 17). “In questo senso – affermava il beato Giovanni Paolo II, nella Pastores dabo vobis – l’incardinazione non si esaurisce in un vincolo puramente giuridico, ma comporta anche una serie di atteggiamenti e di scelte spirituali e pastorali, che contribuiscono a conferire una fisionomia specifica alla figura vocazionale del presbitero” (n. 31).

In terzo luogo, poiché non si dà missione efficace, se non dentro uno stile di comunione affettiva ed effettiva, occorre “integrare in unico cammino pastorale sia i diversi operatori pastorali che esistono oggi, sia le diverse dimensioni del lavoro pastorale”: così Papa Benedetto ha definito la pastorale integrata. Soltanto in tale quadro più ampio si possono pensare criteri di ridistribuzione del clero e di revisione dell’attuale organizzazione delle parrocchie sul territorio.

Perché tale operazione, complessa e delicata, non risulti di pura “ingegneria ecclesiastica” – che rischierebbe peraltro di far passare sopra la vita della gente decisioni che non favorirebbero lo spirito di comunione né risolverebbero efficacemente il problema – occorre attivare un processo, che preveda il coinvolgimento dell’intero popolo di Dio, a cominciare dai presbiteri, dai diaconi, dagli operatori pastorali, dalla vita consacrata, al laicato aggregato. Sarà anche necessario articolare in modo ordinato e convergente le varie fasi del processo, da quella parrocchiale, zonale e foraniale, fino alla più ampia fase diocesana.

A tal fine, tenendo conto delle indicazioni e delle votazioni effettuate in sede di Consiglio Presbiterale e Pastorale, riuniti presso il nostro Seminario in data 2 maggio 2011, ho costituito una apposita Commissione per la pastorale integrata, che risulta così composta:

1. Mons. Dino PAESANI, con il compito di Presidente;

2. Don Giampaolo BERNABINI;

3. Don Biagio DELLA PASQUA;

4. Don Pier Giorgio FARINA;

5. Don Andrea TURCHINI;

6. Diac. Ennio MORONCELLI;

7. Sig. Stefano GIANNINI;

8. Sig. Silvano PERAZZINI.

La Commissione, che dovrà necessariamente lavorare in stretto collegamento con il Vicario Episcopale per la pastorale, ha un triplice compito: di studio, di proposta e di animazione.

Lo studio riguarda: i principi ispiratori e le radici mistiche ed etiche che fondano e sostengono la pastorale integrata; la situazione attuale del nostro presbiterio e quella prossima futura; le esperienze in atto nelle diocesi che per il loro profilo sociologico, culturale e pastorale sono più vicine alla nostra.

La proposta e l’animazione comprendono tutte quelle iniziative, esperienze, ipotesi, sperimentazioni, che sarà opportuno prendere in attenta considerazione, avviare e valutare per poter orientare e sostenere il processo, di cui sopra.

Poiché il momento più frequente di incontro per l’intero presbiterio è la riunione che si tiene ordinariamente ogni due mesi in Seminario, raccomando alla Commissione di voler presentare al Consiglio Presbiterale di fine settembre p.v. una proposta organica per i “presbitèri” del prossimo anno pastorale 2011-2012, possibilmente integrando tale proposta con quella relativa al tema e allo svolgimento della “tre giorni di giugno” del 2012, e finalizzando contenuti e metodologie al coinvolgimento dell’intero Presbiterio attorno alle tematiche e alle problematiche relative alla nuova evangelizzazione, alla pastorale integrata e al processo di riorganizzazione delle parrocchie sul territorio.

Mentre ringrazio per la generosa e competente disponibilità, assicuro ai Componenti la Commissione la mia più cordiale vicinanza, con ogni benedizione

Rimini, 9 maggio 2011,
Memoria della Traslazione della reliquia di s. Nicola

+ Francesco Lambiasi

(10 maggio 2011)